Visualizzazione post con etichetta Potenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Potenza. Mostra tutti i post

mercoledì 30 maggio 2012

Legge su obbligo Certificazione Sismica per gli edifici



Dopo il recente terremoto in Emilia credo sia venuto il momento di approvare subito una legge che obbliga a specificare il grado di protezione antisismica degli edifici nei contratti di affitto e vendita.

Sarebbe un pò come la certificazione energetica, deve funzionare allo stesso modo, il massimo sarebbe l'obbligo di esporre ua targhettina a fianco del numero civico dell'edificio.

Bisogna AVERE IL CORAGGIO DI INIZIARE.

QUANTI MORTI DOBBIAMO ANCORA PIANGERE per salvare la reputazione dei nostri costruttori edili, tra i peggiori d'Europa.

Di nuovo un appello ai nostri politici lucani.Iniziamo dalla Basilicata per una volta. Grazie un povero ingegnere meccanico lucano che lavora sotto uno di questi capannoni di merda.

http://desk.unita.it/cgi-bin/showimg2.cgi?file=F_CRO_L2_0864/00000017/0000195F.17eac7be.jpg&t=big

domenica 16 ottobre 2011

La Fiat di Melfi con il sistema start&stop

Segnalo una bella intervista all'ingegner Mauro Palitto padre del motore che si spegne nelle soste ovvero il sistema start&stop.

Di seguito il passaggio cruciale dell'intervista e mio relativo commento:
Come fu l’accoglienza del pubblico?
La Fiat Regata ES non fu un successo, ne furono prodotte circa 5.000. La stessa rete commerciale non fu spinta alla sua diffusione. Il dispositivo start/stop creava ansia nell’utenza: al semaforo o ad un incrocio, si temeva che il motore potesse non ripartire. Timore ingiustificato perché lo start/stop della Regata ES funzionava benissimo. Probabilmente il mercato non era pronto per questa innovazione, che fu apprezzata solo in Svizzera, dove già all’epoca sui semafori cittadini figuravano dei cartelli che invitavano a spegnere il motore in caso di previsione di sosta prolungata. Testai personalmente le modalità di vendita della nostra rete. Mi presentai con una Ritmo ad un concessionario, chiedendo informazioni per l’acquisto di una Regata. L’addetto alle vendite mi fornì molte informazioni su tutte le versioni, ma non mi propose la versione ES. A quel punto chiesi: “ma non c’è anche una Regata che spegne il motore ai semafori?” La risposta fu “sì, ma quel dispositivo si può escludere semplicemente, premendo l’apposito tasto sulla plancia!”


Mio commento:
Bellissima intervista

Il seguente passaggio è eloquente, non è la FIAT ad essere ''indietro'' ma l'Italia e gli Italiani.Adesso c'è l'auto elettrica e vi dico un segreto (oddio il segreto di pulcinella) la Fiat ha pronto un motore elettrico minuscolo che può essere impiantato nel cambio roba da rompere le reni (neologismo che sa tanto di ventennio) a concorrenza cinese, giappo e coreana per i prossimi dieci anni.

mercoledì 1 giugno 2011

Me ne frego non so se ben mi spiego Me ne frego con quel che piace a me

ENERGIA: SAGLIA, BASILICATA STRATEGICA CON SVILUPPO ESTRAZIONE IDROCARBURI


Roma, 3 marzo 2011. “La Regione  Basilicata può rappresentare il nodo centrale del sistema dell’energia per il Mezzogiorno e svolgere un ruolo rilevante per l’intero Paese. Per questo il Governo e la Regione stanno lavorando a un programma per lo sviluppo sostenibile, l’innovazione della ricerca e la coltivazione delle risorse energetiche del territorio”. È quanto afferma Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, a commento dell’incontro di oggi a Matera per la Prima Conferenza Petrolio e Ambiente della Basilicata.


Nel corso della conferenza verranno valutate da Stato e Regione Basilicata le condizioni per consentire al territorio lucano, nell’ambito del Piano per il Sud, la realizzazione di un ampio programma infrastrutturale e occupazionale che stabilizzi nel tempo i benefici economici che derivano dalle estrazioni petrolifere.


“Le risorse energetiche italiane presenti nel sottosuolo lucano e la loro corretta valorizzazione – spiega il sottosegretario – sono un fattore di ricchezza e di competitività per il nostro Paese. Esse possono fornire fino al 10% del fabbisogno energetico nazionale. Il territorio della Basilicata è in grado di offrire una produzione di più di 150 mila barili al giorno. È come se ogni due giorni attraccasse in Italia una petroliera carica”.

I due grandi giacimenti presenti in Basilicata sono ubicati rispettivamente in Val d’Agri e l’altro (in produzione dal 2015) a Tempa Rossa. Il giacimento in Val d’Agri è il più grande giacimento petrolifero dell’Europa continentale, porta all’Italia oltre l’80% della produzione nazionale di greggio e copre per circa il 6% il fabbisogno nazionale. La Regione offre inoltre ulteriori e importanti potenzialità di sviluppo.

Dal 2015 il giacimento Tempa Rossa dovrebbe portare un incremento del 40% della produzione petrolifera nazionale, la riduzione della dipendenza estera per l’approvvigionamento energetico e un importante contributo alla bilancia nazionale dei pagamenti.


Romeo Tramontano

________________________________________________

Addetto Stampa del Sottosegretario di Stato Stefano Saglia

Ministero dello Sviluppo Economico

Via Molise, 2

00187 Roma

Per ulteriori info:
Parte dalla Basilicata la spinta del Governo verso la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali di petrolio e gas per ottimizzare gli approvvigionamenti del Paese. Una scelta imposta dagli «eventi drammatici che stanno interessando i Paesi del Nord Africa», ha ribadito il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, intervenendo ieri a Potenza, per la firma del memorandum di intesa Stato-Regione Basilicata per accelerare e raddoppiare le estrazioni petrolifere di Eni e Total.

giovedì 21 gennaio 2010

Magdi Lucano Allam



Sto cercando di capire perchè abbiano scelto Magdi al posto di Kermit.

Cioè Kermit ne ha fatte di cose per la Basilicata più di Magdi ed addirittura c' è pure stato in Basilicata me lo ricordo benissimo.

Se cliccate sulle immagine c'è il link ai loro profili di Wikipedia così domani mi date un parere. (ebbene sì questo è l'unico blog dove i commenti li danno il giorno dopo a voce quando scendo al rione)

giovedì 10 dicembre 2009

Uomini neri



Dopo aver visto questo stanotte ho sognato Ninco Nanco , Crocco e mio nonno reduce da Fiume che mi cantavano Guerra dei Litfiba oltre a bestemmiare in dialetto lucano che toscani e baresi non sono nulla a confronto. (lo so è un sogno di merda ma vi giuro che mi viene da piangere oltre a una rabbia...)

eccovi due foto dei primi passi (ma in realtà ne hanno fatti tanti altri, vedi i pozzi cerro falcone a calvello) dell’industria del petrolio nei boschi di sellata-pierfaone (foresta regionale) a due passi dalle sorgenti di fossacupa, organoletticamente una delle migliori acque a livello europeo, quella che negli anni settanta era la principale fonte a cui si approviggionava la città di potenza e che aveva portato la stampa internazionale a censirla come la seconda migliore acqua d’europa…ora cominciano a trivellare per le prime prospezioni, quelle che attraverso scoppi di cariche esplosive sotterranee sistemate sul fondo dei buchi che vedete eseguiti dalla macchina perforatrice vengono ascoltate per percepire dalle onde microsismiche di ritorno la presenza di quegli strati geologici profondi, precursori della zolla appula in cui c’è la presenza di idrocarburi…peccato che in questa operazione apparentemente innocua, vi sia il concreto rischio di perdita di flussi idrici, peccato che in caso di presenza di petrolio di quei boschi fantastici rimarrà solo il simulacro…per chi volesse controllare di persona, sulla strada che dal pantano conduce verso pietra del tasso (meta di arrampicate abbastanza conosciuta) e verso la sorgente di fossacupa ed oltre verso sasso di castalda si vede facilmente l’operazione!!!

sellata-054.jpg

sellata_055.jpg

venerdì 17 luglio 2009

il blog chiude (su blogspot.com...)

Ho deciso di chiudere il blog per i seguenti motivi:
1.Google non mi indicizza bene manco per il ca..o
2.Le ho provate tutte ma Google non mi indicizza bene manco per il ca..o
3.I temi che tratto non interessano al lucano medio manco per il ca..o
4.Il lucanio medio non ha l'ADSL però ha Sky, qualcuno ha anche il digitale terrestre.
5.Il lucano medio non usa internet
6.Il lucano non medio usa internet solo per Facebook, MSN, Poker texas Holdem, Risultati SNAI, Youtube ecc...
7.Blogspot non mi basta più, adesso provo con Wordpress se avrò miglior fortuna. Ripubblicherò ''i migliori'' articoli.
Ciao

lunedì 29 giugno 2009

Il supermercato potentino incazzato


Ultimamente quando vedo sprechi energetici provo un leggero fastidio ma in alcuni casi questo fastidio aumenta di molto. Uno di questi è quando entro nei supermercati la mattina o il primo pomeriggio con un sole che spacca le pietre e vedo luci di ogni sorta di potenza accese anche per illuminare l'angolo più inutile.
Credo che bisognerebbe diffondere soluzioni basate sull'uso di lucernai di ultima generazione in grado anche di amplificare la luce del sole incidente.A guadagnarci per prima sarebbero gli stessi supermercati.

Di seguito riporto una lista di supermercati di Potenza presa su Paginegialle.it così magari Google indicizza qualcuno qui:

'Iperfutura S.R.L.' In Breve 'Futura S.R.L.

85100 Potenza (PZ)

85, VIA DEL GALLITELLO

Di.Com. S.R.L.

85100 Potenza (PZ)

112/113, VIA MANTOVA

Di.Com. S.R.L. Supermercato - Amministrazione E Deposito

85100 Potenza (PZ)

37/40, VIA MANTOVA

F.L. Di Fontana Mariano E C. S.A.S.

85100 Potenza (PZ)

269, VIA MESSINA

Iperfutura S.R.L. In Breve Futura S.R.L.

85100 Potenza (PZ)

VIA DEL GALLITELLO

Iperfutura S.R.L. In Breve Futura S.R.L.

85100 Potenza (PZ)

900, VIA DEL GALLITELLO

Le Piramidi Srl

85100 Potenza (PZ)

5, VIA DELLA SIDERURGICA

Le Piramidi Srl

85100 Potenza (PZ)

5, VIA DELLA SIDERURGICA

tel: 0971 481901

Le Piramidi Srl Supermercato

85100 Potenza (PZ)

5, VIA DELLA SIDERURGICA

tel: 0971 481894

Le Piramidi Srl Supermercato

85100 Potenza (PZ)

5, VIA DELLA SIDERURGICA

tel: 0971 476665

Lillo Spa

85100 Potenza (PZ)

VIALE DEL BASENTO

tel: 0971 479423

Lillo Spa Supermercati

85100 Potenza (PZ)

9/A, CONTRADA SERRA

Market S. Croce S.A.S.

85100 Potenza (PZ)

8, VIA TORRACA FRANCESCO

Pick Up Di Bello Costantino Supermercato

85100 Potenza (PZ)

147, VIA APPIA

Qualita E Risparmio Soc. Coop. Supermercato

85100 Potenza (PZ)

VIA VESCOVADO

Rosa Salvatore Supermercato

85100 Potenza (PZ)

16, CONTRADA VARCO D'IZZO

Seigest S.R.L.

85100 Potenza (PZ)

5, CONTRADA TORA

Seigest S.R.L.

85100 Potenza (PZ)

5, CONTRADA TORA

Suanno 89 S.R.L.

85100 Potenza (PZ)

VIALE MARCONI GUGLIELMO

SUPERMERCATO DI PER DI GS
Variazioni S.A.S. Di Marina D'Angelo & C.

85100 Potenza (PZ)

1, VIA SAURO NAZARIO


mercoledì 3 giugno 2009

L'unico modo per salvare la Daramic è uccidere la Daramic

RICONVERTIRE
è questa la parola del futuro.Vedete che cosa hanno fatto all'Electrolux.(clicca sulla parola)
Politici Lucani SVEGLIA!!! SVEGLIA!!!!
E questo vale anche per la Mondial Piston (Mahle), sapete fare i pistoni? Fate i pistoni per i Stirling!!

leggete il seguente articolo e capite l'annesso:
via Mondoelettrico
Goodbye, GM ...

Di MICHAEL MOORE

www.michaelmoore.com

Scrivo questa lettera nella mattina in cui ha fine quella che una volta era la potente General Motors. A mezzogiorno, il presidente lo ha reso ufficiale: General Motors per come la conoscevamo non esiste più.

E’ con triste ironia che l’azienda che inventò l’“obsolescenza programmata», cioè decise di costruire auto che dopo alcuni anni dovevano cadere a pezzi in modo che il cliente sarebbe stato costretto a comprarne una nuova, sia diventata lei stessa obsoleta. Si è rifiutata di costruire auto che il pubblico chiedeva, macchine che consumassero meno, più sicure. E che non cadessero a pezzi dopo due anni!

Mi trovo dove GM è nata, a Flint in Michigan. Attorno me ci sono tanti amici e familiari che sono in ansia per il futuro, su cosa accadrà a loro e a questa città. Il 40% delle case e dei negozi sono stati abbandonati. Immaginate cosa significa vivere in una città dove metà delle case sono vuote. Quale sarebbe il vostro stato d’animo?

Testardamente GM ha combattuto le norme ambientali e quelle sulla sicurezza. I suoi executive hanno arrogantemente ignorato “l’inferiorità” delle auto giapponesi e tedesche, macchine che sarebbero diventate la prima scelta di chi acquistava un’auto. Ha caparbiamente punito le sua forza lavoro sindacalizzata, ha tagliato migliaia di posti di lavoro senza alcuna buona ragione tranne quella di “migliorare” i profitti a breve termine per la corporation. Agli inizi degli anni ’80 GM registrava entrata record, ma spostò migliaia di impianti in Messico e da altre parti, distruggendo in questo modo la vita di decine di migliaia di lavoratori americani. La sfolgorante stupidità di questa politica: riducevano i salari delle famiglie, non pensando a chi avrebbe poi potuto comprare le loro macchine. La storia registrerà questo fallimento allo stesso modo in cui oggi scrive dei francesi che costruirono la linea Maginot o di come i romani hanno avvelenato il proprio sistema idrico usando tubature con il velenoso e letale piombo.

Ed ora eccoci al capezzale di General Motors. Il corpo della compagnia non è ancora freddo, e io provo, e oso farlo, tanta gioia. Non è gioia di rivalsa contro una azienda che ha portato miseria, alcolismo, debilitazioni fisiche e mentali, dipendenza da droga a molte delle persone con cui sono cresciuto. E non gioisco sapendo che a più di 21mila lavoratori della GM verrà annunciato che anche loro sono senza lavoro. Ma ora io e voi e il resto dell’America è proprietaria di una azienda automobilistica! Lo so cosa pensate: ma chi diavolo vuole gestire una azienda di auto? Chi di noi vuole usare 50 milioni di dollari delle nostre tasse e gettarle in quel buco per provare a salvare GM? Siamo chiari: l’unico modo per salvare GM e uccidere GM. Salvare le nostre preziose infrastrutture industriali è un’altra questione, e deve essere una priorità. Se permettiamo che abbattano e distruggano gli impianti, dolorosamente scopriremo che se le avessimo salvate sarebbero tornate utili per costruire un sistema alternativo di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno. E quando realizzeremo che il modo migliore per noi di muoverci è con una rete ferroviaria leggera, treni efficienti e bus ad energia pulita, come faremmo a realizzare tutto questo se permetteremo alla nostra capacità industriale e la nostra forza lavoro specializzata di scomparire?

E così mentre GM viene “riorganizzata” dal governo federale e dai tribunali, vi propongo un piano e chiedo al presidente Obama di renderlo effettivo per il bene dei lavoratori, della comunità GM e per la nazione intera. Venti anni fa quando feci il film “Roger & Me” provai ad avvertire la gente di quello che sarebbe accaduto. Se la struttura di potere e l’aristocrazia degli esperti avesse ascoltato forse tutto questo si sarebbe potuto evitare. Chiedo quindi una onesta e sincera considerazione su quanto vi propongo.

1. Come fece Roosevelt subito dopo l’attacco di Pearl Harbour, il presidente deve dire alla nazione che siamo in guerra e che dobbiamo immediatamente riconvertire le nostre aziende automobilistiche in fabbriche che producano veicoli per il trasporto di massa e mezzi ad energia alternativa. In pochi mesi a Flint nel 1942, GM fermò le catene di montaggio per iniziare a produrre aerei, armi e carri armati. Non si perse tempo, tutti aderirono e i fascisti furono sconfitti. Oggi siamo in un altro tipo di guerra, una guerra che abbiamo portato contro il nostro ecosistema ed è stato guidato dai leader delle nostre corporations. Questa guerra ha due fronti: uno ha il quartier generale a Detroit. Quello che si è prodotto nelle fabbriche della GM, Chrysler e Ford sono alcune delle più grandi armi di distruzione di massa responsabili per il riscaldamento globale e lo scioglimento dei poli. Quelle cose che noi chiamiamo “automobili” , saranno divertenti da guidare, ma sono come milioni di spade che abbiamo infilzato nel cuore di Madre Natura. L’altro fronte di questa guerra è combattuta dalle compagnie petrolifere contro voi e me. Sono impegnati a spennarci e sono maldestri gestori di questo bene non infinito. Oggi lo stanno succhiando fino all’osso. E come i tycoons del legno che all'inizio del 20° secolo continuarono ad abbattere alberi ignorando le conseguenze che si determinavano, oggi i padroni del petrolio non ci dicono la verità, e cioè che di petrolio sta finendo. E così mentre ci avviciniamo alla fine dell’era petrolifera, prepariamoci a quei disperati che saranno disposti ad uccidere e ad essere uccisi pur di mettere le mani sull’ultimo litro di petrolio. Il presidente deve, ora che ha preso il controllo di GM, riconvertire quegli impianti per nuovi e più utili usi.

2. Non mettete altri 30 miliardi di dollari nel forziere di GM per costruire altre auto. Usate quei soldi per mantenere quella forza lavoro, anche coloro che sono stati licenziati, in modo che possano costruire i modelli di trasporto per il 21°secolo. Che siano loro, adesso, ad iniziare la riconversione.

3. Che sia annunciato che nei prossimi 5 anni avremmo treni veloci che attraverseranno in lungo e in largo il nostro paese. Il Giappone celebra il 45°anniversario del suo primo treno veloce. Oggi ne hanno a dozzine. Da cinquant’anni hanno questi treni veloci, noi neanche uno! Il fatto che esista una tecnologia che permetta di andare da New York a Los Angels in 17 ore di treno e che questo non accada è criminale. Assumiamo i disoccupati per costruire queste nuove linee. Chigago-Detroit in meno di 2 ore, Miami-Washington in 7 ore. Si può fare. Ora.

4. Iniziare un programma per costruire una rete di trasporto leggera nelle medie e grandi città. Costruiamo quei treni nelle fabbriche GM. E assumiamo personale locale per installarle e fare funzionare il sistema.

5. Per le persone nelle aree rurali non servite dai treni, GM costruisca autobus ad energia alternativa e pulita.

6. Per l’immediato facciamo in modo che alcuni impianti inizino a costruire ibridi o auto elettriche (e batterie). Ci vorranno alcuni anni perché la gente si abitui, ma se vogliamo continuare a guidare che siano auto pulite. Potremmo incominciare già nel prossimo mese e non credete a chi dice che ci vorranno anni per riconvertire quelle fabbriche. Non è vero.

7. Trasformiamo alcune delle fabbriche vuote della GM per costruire aerogeneratori, pannelli solari e altri sistemi di energia alternativa. Abbiamo bisogno di milioni di pannelli solari, e c’è una forza lavoro che ha voglia e capacità per costruirli.

8. Offrire incentivi fiscali a chi usa macchine ibride, o usa il treno o il bus. E crediti a chi converte le proprie case all’energia alternativa.

9. Per pagare tutto questo, imporre una tassa di due dollari su ogni gallone di benzina.

Questo per iniziare. Vi prego, non salvate una piccola versione di GM perchè prosegua a fare quello che faceva.
100 anni fa GM convinse il mondo di rinunciare ai cavalli e alle selle per provare un nuovo modo di trasporto. Oggi è arrivato il momento che diciamo addio al motore a combustione. Con lui abbiamo fatto un sacco di cose divertenti, ma oggi è finita. E’ un nuovo giorno di un nuovo secolo. Il presidente e il sindacato dei metalmeccanici devono cogliere il momento per creare una grande caraffa di limonata da questo limone consumato e amaro.

Ieri l’ultima sopravvissuta del Titanic è morta. Sfuggì alla morte certa quella notte e visse per 97 anni. Anche noi possiamo sopravvivere al nostro Titanic. Il 60% di GM è nostro. Credo che possiamo fare un lavoro migliore.

domenica 17 maggio 2009

Manager lucani & piano tagli


In base alla legge regionale 31/83 chi ha cariche elettive e direttive è tenuto a pubblicare la propria situazione patrimoniale sul Bollettino ufficiale della Regione.

In molti hanno risposto all’obbligo, ma c’è anche chi l’ha completamente ignorato. È il caso di 23 dirigenti: Giovanni Vita (comunità montana Alto Agri),
Nicola Mecca e Mario Ungaro (Cm Alto Basento),
Antonio Anatrone (Cm Alto Bradano),
Mario Dragonetti, Gaetano D’Alessandro, Vincenzo Di Sario, Giuseppe Ruberto e Francesco Ventimiglia (Cm Alto Sinni),
Domenico Urga, Michele Romano, Ferdinando Sarli (Cm Alto Sauro),
Luigi Delorenzo, Giuseppa Deufemia, Filipop Giuseppe, Trani Antonio (Cm Collina Materana),
Francesco Eligiato, Rosanna Faraone, Francesco Gonnella, Antonio Pacella (Cm Marmo Platano),
Cristiano Vezzuso (Cm Medio Basento),
Angelo Cappiello e Donato Rondinella (Cm Vulture).

A questo punto spero che venga approvato questo, tranne per quanto riguarda il podestà- emh sindaco a vita...

bozza di intervento sulle autonomie locali: nessun limite di mandato per i primi cittadini

Il piano-tagli: via 1.612 enti «dannosi» Nei Comuni meno poltrone e sindaci a vita

Il progetto di Calderoli: addio alle comunità montane e ai difensori civici

Abbiamo una serie di comunità montane che letteralmente non hanno fatto un c... basta

Se la proposta passe­rà, si potrà fare il sindaco a vita, ri­mettendo indietro di anni l'orologio della nostra storia. Una modifica che è fortemente sostenuta dalla Lega Nord, ma che non piace invece al Pdl. E non sarà nemmeno facile far pas­sare i tagli, sacrosanti, stabiliti per i consigli e le giunte comunali e pro­vinciali. I consiglieri dei Comuni con oltre 500 mila abitanti non potranno superare il numero di 40. E così a sca­lare.

Per i Comuni minori, fino a 3 mi­la abitanti, il limite massimo è di 6. I consiglieri provinciali non potranno in ogni caso essere più di 30. Fra sin­daco e assessori le giunte comunali non dovranno avere più di 12 poltro­ne. Quelle provinciali, non più di 8. I Comuni fino a mille abitanti non avrebbero nemmeno la giunta, ma soltanto il sindaco. Non sono le uni­che novità. La riforma stabilisce pure che Province e Comuni abbiano un segretario con l'incarico di controlla­re gli atti: nominato non dall'ammini­strazione ma da un organismo terzo, una speciale «Agenzia autonoma per l'efficienza degli enti locali».

Facile immaginare le reazioni che provocheranno pure le altre sforbicia­te previste dalla «bozzaccia». Forse ancora più dolorose di quelle appena descritte. Sforbiciate, in numero di ben 1.612 (tanti sono gli enti che ver­rebbero eliminati) recepite da una proposta di legge del deputato del Pdl Mario Valducci, ora convogliata pressoché integralmente in questa ri­forma, di cui rappresenta una delle parti più sostanziose.

La tagliola calerà sulle 185 comuni­tà montane. Identica sorte avrebbero i 63 «Bacini imbriferi montani», i 138 enti parco regionali, le 91 Ato, i 600 enti strumentali regionali. E i 191 consorzi di bonifica, pianeta tutto da scoprire. Un caso per tutti: il consor­zio di bonifica delle colline livornesi ha 16 dipendenti ma 33 fra consiglie­ri delegati, deputazione amministra­trice e collegio sindacale. Con regola­re gettone di presenza.

mercoledì 22 aprile 2009

BASILICATA PIANO ENERGETICO. IL FOTOVOLTAICO /5

forse c'è di più cerco il documento in pdf...

PIANO ENERGETICO. IL FOTOVOLTAICO /5

(AGR) - Gli impianti fotovoltaici sono classificati di “microgenerazione” se soddisfano una delle seguenti condizioni:
a) potenza nominale massima non superiore a 1.000 KWp (art.2 del D.Lgs.387/03);
b) se destinati a soddisfare il proprio fabbisogno energetico (classificati per autoproduzione ai sensi dell’art.2 del D.Lgs.79/99);
Per tali tipi di impianti si applica la disciplina della denuncia di inizio attività (D.I.A.) di cui agli articoli 22 e 23 del Testo Unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e sue successive modificazioni.
La D.I.A. deve essere presentata al Comune territorialmente competente nonché all’Ufficio competente della Regione Basilicata allegando, in aggiunta a quanto previsto dal richiamato T.U., la seguente documentazione (L.R. n.31/2008):
a) titolo di proprietà o disponibilità dell’area;
b) copia della STMG (soluzione tecnica minima generale) rilasciata dalla società della rete utente, che prevede la connessione dell’impianto;
c) progetto definitivo dell’impianto, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili;
d) progetto di gestione e manutenzione dell’impianto;
e) progetto di dismissione dell’impianto;
f) nel caso di impianti di potenza nominale superiore a 200 KW:
i. quadro economico finanziario asseverato da un istituto bancario o da un intermediario finanziario inscritto nell’elenco speciale di cui all’articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria o creditizia emanato con decreto legislativo 1 settembre 1993, 385 come da ultimo modificato dalla lettera m) del comma 1 dell’articolo 1 del decreto legge 27 dicembre 2006, n. 297, come modificata dalla legge di conversione, che ne attesti la congruità:
ii. dichiarazione resa da un istituto bancario che attesti che il soggetto proponente l’impianto disponga di risorse finanziarie ovvero di linee di credito proporzionate all’investimento per la realizzazione dell’impianto;
iii. eventuali assensi dovuti a specifiche norme di legge che interessano il sito oggetto di intervento:
Tali impianti, ad eccezione dei sistemi integrati (parzialmente o totalmente ai sensi del D.M. 19/02/07) non possono essere realizzati:
i. nei siti della Rete Natura 2000 (siti di importanza comunitaria – SIC – e zone di protezione speciale – ZPS) ai sensi delle direttive comunitarie 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche e 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici;
ii. nei parchi nazionali e regionali ove non espressamente consentiti dai rispettivi regolamenti;
iii. nelle aree vincolate ai sensi dei Piani Stralcio di Bacino redatti ai sensi del D. Lgs. n. 152/2006 e classificate a rischio R2, R3 ed R4;
iv. su terreni agricoli classificati catastalmente irrigui, ovvero destinati a colture intensive quali uliveti, agrumeti o altri alberi da frutto nonché a boschi e foreste;
v. su terreni agricoli la cui estensione non superi 6 volte la superficie del generatore fotovoltaico ( superficie captante dei pannelli); per soddisfare detta condizione è consentito l’asservimento solo di particelle contigue che pertanto non potranno essere asservite ad altri impianti;
vi. su terreni agricoli derivanti da azioni di frazionamento successive alla data dell’1/12/2008 ovvero su particelle di terreni agricoli confinanti.
La titolarità della realizzazione e della gestione dell’impianto ottenuta con la procedura semplificata può essere ceduta a terzi, mediante autorizzazione alla volturazione rilasciata dal Comune interessato, che provvede a darne comunicazione alla Regione Basilicata.
I proprietari degli impianti fotovoltaici di microgenerazione sono tenuti a comunicare al Comune in cui l’impianto è ubicato ed all’Ufficio regionale competente la data di entrata in funzione ed in esercizio dell’impianto medesimo, nonché la data di cessazione definitiva dell’attività produttiva dell’impianto.
Alla fine della vita utile dell’impianto fotovoltaico di microgenerazione, il proprietario è tenuto a dismettere, a propria cura e spese, le opere e le componenti dell’impianto stesso provvedendo al ripristino dello stato dei luoghi.

Procedure per la realizzazione e l’esercizio degli impianti fotovoltaici di grande generazione.

Si definiscono impianti di grande generazione gli impianti di potenza nominale superiore a 1.000 KWp.
Gli impianti di grande generazione devono possedere requisiti minimi di carattere ambientale, territoriale, tecnico e di sicurezza, propedeutici all’avvio dell’iter autorizzativo.
A tal fine sul territorio regionale sono stati individuati aree e siti non idonei alla installazione di tali impianti.


Aree e siti non idonei.

Sono aree che per effetto dell’eccezionale valore ambientale, paesaggistico, archeologico e storico o per effetto della pericolosità idrogeologica si ritiene necessario preservare.
Ricadono in questa categoria:
1. Le Riserve Naturali regionali e statali;
2. Le aree SIC;
3. Le aree ZPS;
4. Le Oasi WWF;
5. I siti archeologici e storico-monumentali con fascia di rispetto di 300 m;
6. Le aree indicate con rischio idrogeologico elevato o molto elevato nei “Piani per la difesa del rischio idrogeologico” (PAI) redatti dalle competenti Autorità di bacino (aree R2, R3 ed R4 dei PAI), nonché le aree classificate come aree a rischio geologico eccezionale o elevato nei Piani Paesistici di Area Vasta;
7. Le aree comprese nei Piani Paesistici di Area vasta soggette a vincolo di conservazione A1 e A2;
8. I boschi governati a fustaia e di castagno
9. Le fasce costiere per una profondità di 1.000m;
10. Le aree fluviali, umide, lacuali e dighe artificiali con fascia di rispetto di 300 m dalle sponde;
11. I centri urbani. A tal fine è necessario considerare la zona all’interno del limite dell’ambito urbano previsto dai regolamenti urbanistici redatti ai sensi della L.R. n. 23/99.
12. Aree dei Parchi Nazionali e Regionali esistenti;
13. Aree comprese nei Piani Paesistici di Area Vasta soggette a verifica di ammissibilità;
14. Aree sopra i 1200 metri di altitudine dal livello del mare;
15. Aree di crinale individuati dai Piani Paesistici di Area Vasta come elementi lineari di valore elevato;
16. Su terreni agricoli classificati catastalmente irrigui, ovvero destinati a colture intensive quali uliveti, agrumeti o altri alberi da frutto nonché a boschi e foreste;


Aree e siti idonei.

In queste aree un progetto di impianto fotovoltaico deve soddisfare i seguenti requisiti tecnici, propedeutici all’avvio dell’iter autorizzativo.

Requisiti tecnici minimi.
Il progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico di grande generazione deve soddisfare i seguenti requisiti:
1. Potenza massima dell’impianto non superiore a 10MW (la potenza massima dell’impianto potrà essere raddoppiata qualora i progetti comprendano interventi di sviluppo locale ed in grado di concorrere al complesso degli obiettivi del PIEAR, concordati con le Amministrazioni locali interessate dal parco fotovoltaico. La Giunta regionale, al riguardo, provvederà a definire le tipologie, le condizioni, la congruità e le modalità di valutazione e attuazione degli interventi di sviluppo locale);
2. Distanza tra due o più impianti di almeno 2.000 m dai perimetri dei medesimi;
3. nelle aree dei Piani Paesistici soggette a trasformabilità condizionata o ordinaria, la superficie occupata dall’impianto (area delimitata dal perimetro esterno dell’impianto) non potrà superare il 10% delle particelle catastali interessate.
4. Garanzia almeno ventennale del produttore dei moduli fotovoltaici;
5. Decadimento prestazionale dei moduli fotovoltaici non superiore al 10% nell’arco dei 10 anni e non superiore al 20 % nei venti anni di vita;
6. Utilizzo di moduli fotovoltaici realizzati in data non anteriore a due anni rispetto alla data di installazione;
7. Irradiazione giornaliera media annua valutata in KWh/mq*giorno di sole sul piano dei moduli non inferiore a 4.


La progettazione.
Il progetto deve evidenziare gli elementi che possono determinare un impatto apprezzabile sull’ambiente, elencando ed analizzando le singole opere ed operazioni, distinguendo le varie fasi (fase di cantiere, fase di esercizio e di manutenzione, fase di dismissione). Inoltre dovrà contenere la descrizione dell’ambiente, l’analisi degli impatti, l’analisi delle alternative, le misure di mitigazione correlate alla componente naturalistica (fauna, flora ed ecosistema). Particolare attenzione dovrà essere dedicata a:
a) Impatto visivo e paesaggistico. Tra i vari impatti che la realizzazione di un impianto fotovoltaico determina, l’impatto visivo e paesaggistico è quello ritenuto, almeno da letteratura, il più rilevante e ciò per effetto di una serie di ragioni strettamente connesse alla localizzazione degli impianti e alle loro caratteristiche costruttive. Dovendo, infatti, gli impianti fotovoltaici per sfruttare l’energia solare per produrre elettricità essi debbono essere posti in zone esposte al sole e quindi per lo più su aree libere, pianeggianti, prive di ombreggiamento esposte a sud. L’inserimento di una centrale fotovoltaica all’interno di un territorio non è però da vedersi una intrusione visiva se inserita in un contesto ambientale marginale e poco visibile dagli insediamenti antropici. In tal senso si deve prestare molta attenzione alla progettazione della ubicazione dell’impianto e del posizionamento dei suoi singoli elementi realizzando uno studio di impatto sul paesaggio dal quale emerga come viene a modificarsi lo stesso a causa dell’inserimento dell’impianto fotovoltaico.
b) Impatto elettromagnetico. La presenza di un impianto fotovoltaico determina anche un impatto elettromagnetico sul territorio circostante. L’impatto elettromagnetico causato dagli impianti fotovoltaici è molto ridotto nei casi in cui il trasporto dell’energia prodotta avviene tramite l’utilizzo di linee di trasmissione esistenti. Diverso è il caso in cui le linee elettriche siano appositamente progettate e costruite. In ogni caso, a completamento dello Studio di Impatto Ambientale, dovrà essere allegata una tavola riassuntiva del tracciato e delle caratteristiche fisiche dell’elettrodotto ed una relazione tecnica specialistica di calcolo del campo elettrico e del campo di induzione magnetica (corredata dai rispettivi diagrammi) che metta in luce il rispetto dei limiti della Legge n. 36/2001 e dei relativi Decreti attuativi. Tale verifica di compatibilità elettromagnetica deve essere eseguita anche per le stazioni di disconnessione e le sottostazioni elettriche.
Nella redazione del progetto bisognerà in ogni caso osservare le prescrizioni di seguito elencate:
a) Per garantire il passaggio della fauna, la recinzione dell’impianto deve essere rialzata di almeno 20 cm dal piano di campagna;
b) la distanza minima longitudinale tra le file di pannelli deve essere tale da evitare ombreggiamenti e consentire il transito di mezzi e persone per la gestione e manutenzione dell’impianto;
c) Al fine di ridurre l’impatto visivo e paesaggistico è necessario che fra più impianti che presentano intervisibilità sia rispettata una distanza minima di almeno 2 km fra le recinzioni degli stessi Può essere accettata una distanza inferiore ai 2 km solo nel caso in cui ci sia una condivisione tra i due impianti della sottostazione elettrica di trasformazione da media ad alta tensione per la connessione alla rete di distribuzione o di trasmissione nazionale e delle opere civili connesse alla realizzazione delle infrastrutture principali, ad eccezione delle strade, qualora preesistenti. In ogni caso si richiede la progettazione dovrà affrontare lo studio dell’impatto cumulativo generato dai due impianti, al fine di valutare la sostenibilità dell’opera da un punto di vista paesaggistico ed ambientale. Indipendentemente dal soggetto richiedente, la deroga alla interdistanza di 2 km non è estendibile a più di 2 impianti.
d) l’ubicazione dell’impianto deve essere il più vicino possibile al punto di connessione alla rete di conferimento dell’energia in modo tale da ridurre l’impatto degli elettrodotti di collegamento. Le linee interrate devono essere collocate ad una profondità minima di 1,2 metri, protette e accessibili nei punti di giunzione, opportunamente segnalate e adiacenti il più possibile ai tracciati stradali. Ove non fosse tecnicamente possibile la realizzazione di elettrodotti interrati, la linea aerea in MT deve essere dotata di conduttori riuniti all’interno di un unico rivestimento isolante. In tal caso il tracciato delle linee aeree deve il più possibile affiancarsi alle infrastrutture lineari esistenti e deve essere preso in esame l’impatto che la presenza di linee aeree può avere sull’avifauna, sia in riferimento al fenomeno delle collisioni che dell’elettrocuzione, e sul paesaggio, nonché le relative misure di mitigazione.
e) l’installazione degli impianti non è consentita su aree classificate a rischio R2, R3 ed R4 dal vigente PAI;
f) la stabilità delle aree impegnate dall’impianto dovrà essere dimostrata dagli esiti di apposita indagine geologica;
g) l’ubicazione degli impianti e delle opere connesse (cavidotti interrati, strade di servizio, sottostazione, ecc.) deve essere evitata in prossimità di compluvi e torrenti montani indipendentemente dal loro bacino idraulico, regime e portate;
h) gli sbancamenti ed i riporti di terreno devono essere contenuti il più possibile ed è necessario prevedere per le opere di contenimento e ripristino l’utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica;
i) dovranno essere indicate le aree di cantiere ed i percorsi utilizzati per il trasporto delle componenti dell’impianto fino al sito prescelto privilegiando le strade esistenti per evitare la realizzazione di modifiche ai tracciati; andranno valutati accessi alternativi con esame dei relativi costi ambientali;
j) nel caso sia indispensabile realizzare nuovi tratti stradali per garantire l’accesso al sito, dovranno preferirsi soluzioni che consentano il ripristino dei luoghi una volta realizzato l’impianto; in particolare: piste in terra o a bassa densità di impermeabilizzazione aderenti all’andamento del terreno;
k) Deve essere evitato il rischio di erosione causato dall’impermeabilizzazione delle strade di servizio e dalla costruzione dell’impianto.

Fase di realizzazione.
a) Il soggetto autorizzato dovrà assicurare che la presenza del cantiere non precluda l’esercizio delle attività agricole dei fondi confinanti e la continuità della viabilità esistente;
b) Durante la fase di realizzazione, dovranno essere impiegati tutti gli accorgimenti tecnici possibili per ridurre la dispersione di polveri sia nel sito che nelle aree circostanti;
c) Dovrà essere predisposto un sistema di smaltimento delle acque meteoriche cadute sull’area di cantiere, e prevedere idonei accorgimenti tecnici che impediscano il dilavamento della superficie dell’aerea di cantiere;
d) Deve essere ripristinata la vegetazione eliminata durante la fase di cantiere e deve essere garantita la restituzione alle condizioni ante operam delle aree interessate dalle opere non più necessarie durante la fase di esercizio (piste di lavoro, aree di cantiere e di stoccaggio dei materiali ecc.);
e) Al termine dei lavori il proponente deve procedere al ripristino morfologico, alla stabilizzazione ed inerbimento di tutte le aree soggette a movimenti di terra e al ripristino della viabilità pubblica e privata, utilizzata ed eventualmente danneggiata in seguito alle lavorazioni.

Fase di esercizio.
a) Il soggetto autorizzato dovrà assicurare che la centrale fotovoltaica non precluda, in nessun caso, l’esercizio delle attività agricole dei fondi confinanti né ogni altro tipo di attività preesistente;
b) Dovrà essere assicurata la protezione della centrale fotovoltaica in caso d’incendio;

Fase di dismissione.
Alla fine del ciclo produttivo dell’impianto, il soggetto autorizzato è tenuto a dismettere la centrale fotovoltaica secondo il progetto approvato o, in alternativa, l’adeguamento produttivo dello stesso.
Nel caso di dismissione il soggetto autorizzato dovrà, nel rispetto del progetto approvato e della normativa vigente:
a) Rimuovere il generatore fotovoltaico in tutte le sue componenti conferendo il materiale di risulta agli impianti all’uopo deputati dalla normativa di settore per lo smaltimento ovvero per il recupero;
b) Rimuovere completamente le linee elettriche e gli apparati elettrici e meccanici della sottostazione conferendo il materiale di risulta agli impianti all’uopo deputati dalla normativa di settore;
c) Ripristinare lo stato preesistente dei luoghi mediante la rimozione delle opere interrate, il rimodellamento del terreno allo stato originario ed il ripristino della vegetazione, avendo cura di:
i. Ripristinare la coltre vegetale assicurando il ricarico con almeno 50 cm di terreno vegetale;
ii. rimuovere i tratti stradali della viabilità di servizio rimuovendo la fondazione stradale e tutte le relative opere d’arte;
iii. utilizzare per il ripristino della vegetazione essenze erbacee, arbustive ed arboree autoctone;
iv. utilizzare tecniche di ingegneria naturalistica per i ripristini geomorfologici;
d) Convertire ad altra destinazione d’uso, compatibile con le norme urbanistiche vigenti per l’area e conservando gli elementi architettonici tipici del territorio di riferimento, gli edifici dei punti di raccolta delle reti elettriche e della sottostazione; in alternativa gli stessi dovranno essere demoliti.
e) Comunicare agli Uffici regionali competenti la conclusione delle operazioni di dismissione dell’impianto.

Documentazione a corredo della domanda di autorizzazione.
Nella domanda di autorizzazione unica ai sensi del D. Lgs.387/2003 deve essere inclusa:
a) copia della STMG (soluzione tecnica minima generale) rilasciata dalla società della rete utente ovvero dalla società titolare delle reti di trasmissione, che prevede la connessione dell’impianto;
b) progetto definitivo dell’impianto, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili;
c) relazione tecnica sull’individuazione del sito dell’impianto e del tracciato dell’elettrodotto di collegamento, che dimostri la bontà della scelta in relazione alla distanza dal punto di consegna;
d) progetto di gestione e manutenzione dell’impianto;
e) progetto di dismissione dell’impianto (è indispensabile riportare nel progetto un piano di dismissione dell’impianto che preveda, alla cessazione dell’attività produttiva, le modalità di rimozione della infrastruttura e di tutte le opere principali connesse, lo smaltimento del materiale dismesso ed il ripristino dello stato dei luoghi; il piano dovrà contenere le modalità la quantificazione delle operazioni di dismissione, di smaltimento e di ripristino dello stato dei luoghi);
f) quadro economico finanziario asseverato da un istituto bancario o da un intermediario finanziario iscritto nell’elenco speciale di cui all’articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria o creditizia emanato con decreto legislativo 1 settembre 1993, 385 come da ultimo modificato dalla lettera m) del comma 1 dell’articolo 1 del decreto legge 27 dicembre 2006, n. 297, come modificata dalla legge di conversione, che ne attesti la congruità:
g) dichiarazione resa da un istituto bancario che attesti che il soggetto proponente l’impianto disponga di risorse finanziarie ovvero di linee di credito proporzionate all’investimento per la realizzazione dell’impianto;
h) piano particellare di esproprio con l’indicazione delle ditte catastali, delle superfici interessate dall’impianto e loro classificazione;
i) certificazione urbanistica rilasciata dal/dai comuni interessati con indicazione dei vincoli cui è soggetta l’area di ubicazione dell’impianto, delle opere connesse e delle infrastrutture necessaria;
j) Garanzia almeno ventennale del produttore dei moduli fotovoltaici;
k) Certificazione comprovante il decadimento prestazionale dei moduli fotovoltaici non superiore al 10% nell’arco dei 10 anni e non superiore al 20 % nei venti anni di vita;
l) Certificazione comprovante la costruzione dei moduli fotovoltaici di data non anteriore a due anni rispetto alla data di installazione.
m) i dati e le planimetrie descrittivi del sito con localizzazione georeferenziata dell’impianto in coordinate UTM WGS84

BASILICATA PIANO ENERGETICO. LA STRATEGIA: NO AL NUCLEARE /3

Qui una lunga pernacchia ai francesi e ai loro EPR, da notare:
Il rapporto congiunto IAEA – NEA (2008) stima che le risorse di uranio “ragionevolmente sicure” ammontano a 3,3 milioni di tonnellate. Se aggiungiamo a queste le “risorse stimate” si arriva a 5,5 milioni di tonnellate. Considerando che il consumo attuale di uranio per far funzionare le 439 centrali nucleari è di circa 70 mila tonnellate anno, possiamo stimare un utilizzo per almeno 50 – 80 anni ancora.
In questa situazione di scarsità della risorsa uranio nel mondo, una nazione legata all’utilizzo dell’uranio avrebbe seri problemi di dipendenza energetica.
La produzione di energia nucleare, oltre a non risolvere alcune importanti questioni aperte in particolare sulla sicurezza, genererebbe uno “sviluppo distorto” del territorio regionale.
Ca..o finalmente lo hanno capito!!!

PIANO ENERGETICO. LA STRATEGIA: NO AL NUCLEARE /3

(AGR) - In generale, le finalità del PIEAR sono quelle di garantire un adeguato supporto alle esigenze di sviluppo economico e sociale attraverso una razionalizzazione dell’intero comparto energetico ed una gestione sostenibile delle risorse territoriali.
Le priorità di intervento afferiscono al risparmio energetico, al settore delle fonti energetiche rinnovabili – favorendo principalmente la “generazione distribuita” dell’energia elettrica nell’ambito dell’autoproduzione e l’utilizzo delle biomasse per la produzione di energia termica – ed infine al sostegno della ricerca e dell’innovazione tecnologica, con particolare riferimento alla produzione di componentistica innovativa nel campo dell’efficienza energetica.
In considerazione delle caratteristiche del territorio regionale, della vocazione economica e dello sviluppo delle risorse energetiche da esse ricavabili, l’ipotesi di produrre o impiegare l’energia nucleare non è compresa nelle ipotesi di sviluppo del sistema energetico della Regione Basilicata, non è altresì ritenuta possibile l’ipotesi che alcuna parte del territorio regionale possa ospitare un deposito di scorie nucleari anche superficiale, che accolga rifiuti nucleari provenienti da alcuna altra parte di Italia o del mondo.
Tale scelta è supportata da una notevole esperienza delle problematiche sia tecniche che sociali connesse al nucleare, maturata nel territorio della Basilicata, sia in relazione alle pluriennali problematiche connesse alla gestione di Itrec in Trisaia a Rotondella (MT), che in relazione alla scelta operata dal Governo con il Decreto del 14 novembre 2003 n. 314 di realizzare un deposito di scorie nucleari di III categoria a Terzo Cavone in Scanzano J.co.
La scelta assunta è conseguente alla sussistenza di problemi intrinseci legati allo sviluppo della tecnologia nucleare, in particolar modo per la presenza di difficoltà legate: alla garanzia per la sicurezza della salute dei cittadini; alla creazione di uno sviluppo che concili con le peculiarità e le ipotesi di valorizzazione delle risorse del nostro territorio; all’assenza di un quadro normativo nazionale che disciplini le procedure autorizzative, sospeso in seguito al referendum del 1987; alla remota ipotesi che il rilancio globale dell’energia nucleare ridurrebbe i costi energetici le emissioni di CO2 e i problemi della dipendenza energetica.
In seguito alla conversione del Decreto “Scanzano” con la legge n. 368 del 2003, il legislatore non ha adottato una decisione politica per la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari. Successivamente il Governo ha cercato di intraprendere un percorso concertato di individuazione del sito unico, attraverso il DM del 25 Febbraio 2008 del Ministro dello Sviluppo Economico con l’istituzione di un gruppo di lavoro per l’individuazione della tipologia, delle procedure e della metodologia di selezione dirette alla realizzazione, su un sito del territorio nazionale, di un centro di servizi tecnologici e di ricerca ad alto livello nel settore dei rifiuti radioattivi. Anche in questa occasione la Regione Basilicata, attraverso la nota nel verbale di chiusura del componente tecnico di nomina regionale, ha ribadito che in nessun caso si potrà pervenire alla scelta del sito di ubicazione del sito unico nazionale di stoccaggio delle scorie radioattive, prescindendo dall’autocandidatura di un territorio, che fosse formulata dal Governo regionale di quel territorio stesso.
Attualmente (marzo 2009) la decisione di riaprire le centrali nucleari e la ricerca di una procedura per l’individuazione di un deposito per la messa in sicurezza dei rifiuti, nonostante la forte volontà del Governo è ferma nella X Commissione Industria del Senato dove è in discussione il ddl AS n.1195 sulle “disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazioni delle imprese, nonché in materia di energia”.
La presenza nel centro della Trisaia in Rotondella di attività nucleari legate al riprocessamento del ciclo uranio-torio, richiede un’attenzione costante da parte del Governo della Regione Basilicata affinché vengano garantiti gli obiettivi della massima sicurezza per la salute dell’ambiente e raggiunta la condizione di prato verde. Attraverso alcuni interventi tra i quali il Tavolo della Trasparenza e le diverse azioni di monitoraggio, la Regione è impegnata al raggiungimento degli obiettivi.
Il rapporto congiunto IAEA – NEA (2008) stima che le risorse di uranio “ragionevolmente sicure” ammontano a 3,3 milioni di tonnellate. Se aggiungiamo a queste le “risorse stimate” si arriva a 5,5 milioni di tonnellate. Considerando che il consumo attuale di uranio per far funzionare le 439 centrali nucleari è di circa 70 mila tonnellate anno, possiamo stimare un utilizzo per almeno 50 – 80 anni ancora.
In questa situazione di scarsità della risorsa uranio nel mondo, una nazione legata all’utilizzo dell’uranio avrebbe seri problemi di dipendenza energetica.
La produzione di energia nucleare, oltre a non risolvere alcune importanti questioni aperte in particolare sulla sicurezza, genererebbe uno “sviluppo distorto” del territorio regionale. Pertanto, considerando la volontà della Regione di voler sviluppare e valorizzare le risorse del territorio per profondere lo sviluppo sostenibile della regione Basilicata, l’ipotesi nucleare non è considerata tra le scelte di generazione energetica possibili.

BASILICATA APPROVATO DALLA GIUNTA IL PIANO ENERGETICO REGIONALE /1

Da Basilicatanet.it, fra un pò pubblico il resto.....

22/04/2009 16.25.37
[Basilicata]

(AGR) - Nel corso di una conferenza stampa, il Presidente Vito De Filippo e la Giunta Regionale hanno illustrato il Piano di Indirizzo Energetico Ambientale, approvato oggi dall’Esecutivo. Il Piano contiene la strategia energetica della Regione Basilicata da attuarsi fino al 2020. L’intera programmazione ruota intorno a quattro macro-obiettivi: riduzione dei consumi e della bolletta energetica; incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; incremento dell’energia termica da fonti rinnovabili; creazione di un distretto energetico in Val d’Agri. (SEGUE)
PIANO ENERGETICO. GLI OBIETTIVI /2

(AGR) - L’intera programmazione relativa al comparto energetico, delineata dal PIEAR ruota intorno a quattro macro-obiettivi:
1. riduzione dei consumi energetici e della bolletta energetica;
2. incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;
3. incremento della produzione di energia termica da fonti rinnovabili;
4. creazione di un distretto energetico in Val d’Agri.

La Riduzione dei consumi energetici e della bolletta energetica.

La Regione intende conseguire, dati gli obiettivi fissati dall’UE e dal Governo italiano, un aumento dell’efficienza energetica che permetta, nell’anno 2020, una riduzione della domanda di energia per usi finali della Basilicata pari al 20% di quella prevista per tale periodo.
Le azioni previste dal Piano riguardano prevalentemente l’efficientamento del patrimonio edilizio pubblico e privato ed alcuni interventi nel settore dei trasporti. Particolare attenzione sarà rivolta alla riduzione dei consumi di energia elettrica, incentivando l’impiego di lampade e sistemi di alimentazione efficienti, ed intervenendo sugli azionamenti elettrici, sull’efficienza dei motori elettrici e, più in generale, sugli usi elettrici in industria ed agricoltura. Sono anche contemplate la generazione e la cogenerazione distribuita, che, pur non contribuendo propriamente alla riduzione della domanda di energia per usi finali, permettono apprezzabili riduzioni dei consumi di energia primaria e dei costi energetici.



L’Incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

L’incremento della produzione di energia, finalizzato al soddisfacimento del fabbisogno interno, assume un ruolo essenziale nella programmazione energetica ed ambientale, anche in considerazione delle crescenti problematiche legate all’approvvigionamento energetico. Peraltro, in considerazione delle necessità di sviluppo sostenibile e salvaguardia ambientale, è auspicabile un ricorso sempre maggiore alle fonti rinnovabili.
Sulla base di queste considerazioni, anche in relazione alle potenzialità offerte dal proprio territorio, la Regione Basilicata intende puntare al soddisfacimento dei fabbisogni interni di energia elettrica esclusivamente attraverso il ricorso ad impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Più nel dettaglio, con il presente PIEAR, la Regione Basilicata si propone di colmare il deficit tra produzione e fabbisogno di energia elettrica stimato al 2020, indirizzando significativamente verso le rinnovabili il mix di fonti utilizzato. In altre parole l’obiettivo da raggiungere consiste nell’assicurare una produzione che, seppur naturalmente caratterizzata da una certa discontinuità, consenta localmente un approvvigionamento energetico in linea con le necessità di sviluppo ed i consumi locali. Per il conseguimento di questo obiettivo, inoltre, è previsto il supporto di azioni finalizzate all’eliminazione delle criticità presenti sulla rete elettrica, nonché alla semplificazione delle norme e delle procedure autorizzative.
Attualmente il sistema elettrico regionale sconta una condizione di deficit di produzione rispetto ai fabbisogni interni pari al 51% (Terna, 2007).
Nei prossimi anni il fabbisogno di energia elettrica è destinato a crescere fino ad un valore di circa 3.800 GWh/anno (329 ktep/anno). Ipotizzando che dal 2008 al 2020 non si registri alcun incremento della produzione interna di elettricità, è possibile stimare un deficit di produzione, per l’anno 2020, pari a 2.300 GWh/anno (197 ktep/anno), che costituisce proprio l’obiettivo di incremento della produzione di energia elettrica.
L’incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sarà perseguito, in accordo con le strategie di sviluppo regionale, puntando su tutte le tipologie di risorse disponibili sul territorio, secondo la ripartizione riportata in tabella.


Fonte energetica Ripartiz. (%) Energia Prodotta (GWh/anno) Rendimento Elettrico (%) Ore equivalenti di funzionamento (h) Potenza Installabile (MWe)
Eolico 60 1374 70 2000 981
Solare fotovoltaico 20 458 85 1500 359
Biomasse 15 343 85 8000 50
Idroelettrico 5 114 80 3000 48
TOTALE 100 2289 1438

Per quanto riguarda la produzione di energia da biomassa, si intende promuovere la realizzazione di impianti per la produzione combinata di energia elettrica e termica, privilegiando gli impianti di piccola taglia.
Entro il 2015 si prevede di raggiungere una produzione pari al 40% del valore complessivo riportato in Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., corrispondente a 916 GWh/anno (ovvero 79 ktep/anno), per una potenza installata di poco più di 575 MW. La restante parte, 1.374 GWh/anno (118 ktep/anno), sarà progressivamente coperta nel corso del periodo 2016-2020.
Nel computo dell’incremento di produzione è esclusa l’energia derivante da impianti per autoproduzione, da iniziative della SEL e del Distretto Energetico, corrispondente ad una potenza complessiva stimabile in circa 250 MW.
Gli impianti saranno realizzati in modo da assicurare uno sviluppo sostenibile e garantire prioritariamente il soddisfacimento dei seguenti criteri:
? Rispondenza ai fabbisogni energetici e di sviluppo locali;
? Massima efficienza degli impianti ed uso delle migliori tecnologie disponibili;
? Minimo impegno di territorio;
? Salvaguardia ambientale.
Si prevede, a tal fine, l’introduzione di standard qualitativi per la progettazione, la realizzazione, la gestione e la dismissione degli impianti di produzione .

Potenziamento e razionalizzazione delle linee di trasporto e distribuzione dell’energia.

A fronte degli innumerevoli vantaggi dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, l’auspicato aumento della produzione di energia elettrica aggraverà ulteriormente le criticità già attualmente presenti sulla rete di trasmissione e distribuzione. Per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico regionale e migliorare la qualità del servizio per cittadini ed imprese, sarà pertanto necessario operare sul potenziamento, efficientamento e razionalizzazione della rete elettrica primaria e secondaria lucana. Questo obiettivo si pone in linea con il Libro Verde della Commissione Europea del 13/11/2008 (“Verso una rete energetica sicura, sostenibile e competitiva”), che conferisce allo sviluppo delle reti un ruolo importante della politica energetica, già contemplata nel Reg. CE n. 680 del 20 giugno 2007 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea.
In particolare, per garantire il collegamento degli impianti di potenza superiore a 10MW, saranno richiesti interventi sulla rete di trasporto ad alta tensione, di competenza Terna. A tal fine la Regione ha già promosso Protocolli d’Intesa con Terna e le Regioni meridionali, finalizzati rispettivamente alla sperimentazione della V.A.S. di piani e programmi di sviluppo della rete sul territorio regionale, ed alla valutazione condivisa dei Piani di Sviluppo della rete Terna.
Per quanto riguarda gli impianti di potenza inferiore, invece, sarà necessario intervenire sulle reti di distribuzione a media e bassa tensione, principalmente gestite da ENEL Distribuzione. In questo caso, saranno intraprese iniziative analoghe a quelle già formalizzate con Terna.
In definitiva, tutti gli interventi avranno come scopo principale quello di sviluppare delle reti in grado di trasportare e distribuire l’elettricità in modo efficiente e razionale, di gestire i flussi di energia prodotta dai singoli impianti di produzione da fonti rinnovabili, ma anche di favorire lo sviluppo della generazione distribuita. Il conseguimento di questo obiettivo imporrà il ricorso a tecnologie innovative ed a sistemi di controllo informatici sulle reti di trasmissione e distribuzione (secondo un modello simile a quello della rete internet), al fine di migliorare la gestione dei flussi energetici. In questo senso è auspicabile un’interazione con la piattaforma di ricerca europea dedicata alle reti intelligenti (“smart grids”), di recente istituzione, finalizzata anche all’implementazione di progetti pilota sul territorio regionale.


Semplificazione amministrativa ed adeguamento legislativo e normativo.

Le innovazioni introdotte dalle recenti modifiche della legislazione nazionale hanno determinato un progressivo decentramento delle funzioni amministrative, tali per cui alle Regioni è demandato il compito di pianificare le strategie energetiche da attuare nei propri territori, in linea con la normativa europea e con gli altri strumenti di programmazione territoriale. Fra le funzioni assegnate assume un ruolo centrale l’emanazione di normative che consentono la semplificazione del procedimento autorizzatorio per la realizzazione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia derivante da fonti rinnovabili.
In particolare, in attuazione delle disposizioni concernenti il procedimento di “autorizzazione unica” (D.lgs. n.387/03), la Regione Basilicata procederà all’armonizzazione delle normative nazionali e regionali con propria legge regionale. La stessa dovrà considerare anche le disposizioni contemplate dalla legislazione ambientale (D.lgs. n.152/06 e.s.m.i.), paesaggistica (D.lgs. n.42/04) e, più in generale, dalla normativa sul procedimento amministrativo (L. n.241/90).
Siffatta normativa prevederà, inoltre, procedure differenziate a seconda della potenza dell’impianto: particolare attenzione sarà rivolta agli impianti di produzione energetica di piccola taglia (anche fino ad 1 Mw di potenza) alimentati da fonti rinnovabili, per i quali sarà messa a punto una procedura semplificata.
La diretta conseguenza di questo processo sarà quella di agevolare gli investitori pubblici e privati nel conseguimento degli obiettivi contenuti all’interno del presente documento.


Produzione di energia termica da biomasse e biocombustibili.

Parallelamente all’incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, si ritiene importante realizzare interventi al fine di potenziare l’utilizzo di biomasse legnose e biocombustibili per la produzione di energia termica.
Si intende promuovere l’utilizzo di sistemi energetici e generatori di calore alimentati con biomasse lignocellulosiche provenienti dalla gestione del patrimonio boschivo e dai comparti agricolo, zootecnico e industriale locali, secondo le disponibilità e le modalità indicate nella parte I del presente Piano.

Realizzazione di un Distretto energetico in Val d’Agri.

Nella convinzione che finanza, ricerca e sistema industriale siano fattori che debbano interagire per dare impulso allo sviluppo di nuove ed avanzate tecnologie, in particolare nel settore energetico, in coerenza con le indicazioni contenute nella Deliberazione CIPE n. 166 del 21 dicembre 2007 “Attuazione del Quadro Strategico Nazionale (QSN) 2007-2013: Programmazione del Fondo per le Aree Sottoutilizzate”, la Regione persegue l’obiettivo di promuovere la realizzazione di un Distretto energetico in Val d’Agri, avente i seguenti fini:
• lo sviluppo di attività di ricerca, innovazione tecnologica in campo energetico, coinvolgendo a tal fine le eccellenze regionali, a partire dall’Università degli Studi della Basilicata CNR, ENEA, Agrobios, Fondazione Mattei etc.;
• creazione di un centro permanente di formazione ed alta formazione mediterranea sui temi dell’energia, in stretta collaborazione con ENEA, Fondazione Mattei ed i centri di ricerca presenti sul teritorio regionale. La formazione sarà rivolta agli installatori e manutentori di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, l’alta formazione ai progettisti ed ai ricercatori del settore;
• l’insediamento nell’area di imprese innovative specializzate nella produzione di materiali innovativi, impiantistica e componentistica per il miglioramento dell’efficienza energetica degli usi finali, sia in campo civile, sia nel settore produttivo;
• l’attivazione di filiere produttive incentrate sull’adozione di tecnologie innovative per la produzione di energia, con particolare riferimento alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione;
• realizzazione di impianti innovativi e sperimentali per la produzione di energia da fonti rinnovabili, per la tri-quadrigenerazione, con il diretto coinvolgimento di Enti di ricerca (Università, ENEA, Agrobios, CNR, ecc.), Enti locali e, ove necessario, di grandi operatori del settore, anche attraverso gli strumenti della programmazione negoziata;
• svolgimento di attività di ricerca e di sperimentazione sulla produzione di biocarburanti a partire da matrice lignocellulosica, e sulla definizione di idonei sistemi per il contenimento delle emissioni di particolato solido e delle altre sostanze dannose prodotte dalla combustione di biomassa;
• attività di formazione nel settore energetico e trasferimento tecnologico alle PMI locali;
• realizzazione di un parco energetico (denominato Valle dell’energia) finalizzato ad evidenziare le più avanzate tecnologie nel settore delle fonti energetiche rinnovabili e dell’efficienza energetica (anche con la realizzazione di un edificio dimostrativo ad emissioni zero ed energeticamente autosufficiente).
Il distretto sarà inoltre inserito nella costituenda rete dei distretti energetici nazionali per sviluppare progetti ed iniziative in rapporto sinergico con le altre regioni partner.


Promozione di attività di formazione e di trasferimento tecnologico.

In accordo con le linee indicate a livello europeo e nazionale, si intende promuovere attività di formazione a vari livelli e favorire il trasferimento tecnologico verso le imprese regionali.
Per quanto riguarda le attività di formazione, esse saranno rivolte sia a bambini e ragazzi in età scolare, sia ad adulti e famiglie, al fine di educare al rispetto dell’ambiente e ad un uso sostenibile ed efficiente delle risorse naturali e dell’energia. Sono previsti inoltre percorsi di alta formazione e specializzazione su tematiche specifiche in ambito energetico, rivolti a tecnici e laureati operanti nel settore.
Particolare importanza rivestono le ricadute in ambito industriale, in quanto si prevede di poter dare impulso alla nascita ed allo sviluppo di attività imprenditoriali e produttive legate allo sviluppo di competenze nella gestione delle filiere energetiche e degli impianti di produzione, alla produzione di componenti e sistemi ed alla progettazione di tecnologie e prodotti ad alto contenuto tecnologico. Si intende quindi favorire attività di trasferimento tecnologico dagli enti di ricerca e di sviluppo coinvolti nelle azioni definite dal presente Piano alle aziende locali.

Piano energetico regionale della Basilicata

Di seguito l'articolo apparso su Basilicatanet
Da notare le seguenti frasi:
De Filippo si è quindi soffermato sul nucleare e sul petrolio. “Con questo piano – ha detto il presidente della Regione – chiudiamo definitivamente la porta alla produzione di energia attraverso impianti nucleari”
ok ok ok!poi:
il Piear, in relazione alle fonti rinnovabili impone una scelta di qualità. Ad esempio, per gli impianti eolici è prevista, fino al 2020, una produzione massima di energia di 981 Mwe e potranno essere istallati solo in zone non sensibili dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale.
ok ok ok! addirittura meglio dell'ANEV che stimava il potenziale lucano in 760MW!!!!

aspetto di leggere meglio il documento....



DE FILIPPO: CON IL PIEAR SOSTEGNO A IMPRESE E FAMIGLIE

(AGR) - “Dare un impulso allo sviluppo economico e produttivo del territorio e ridurre la spesa per l’energia delle famiglie lucane sono i principali obiettivi del Piear, il Piano di indirizzo energetico ambientale”. Lo ha detto il presidente della Regione, Vito De Filippo, nel corso di una conferenza stampa svoltasi oggi alla presenza della Giunta regionale. Ai giornalisti il presidente De Filippo ha illustrato i contenuti del documento approvato dall’esecutivo nella seduta odierna.
“Abbiamo impiegato un po’ di tempo in più rispetto alle aspettative – ha aggiunto De Filippo - perché il tema dell’energia e degli effetti concreti per le famiglie e per le imprese è piuttosto complesso, non essendoci nel Paese, fra l’altro, esperienze simili da prendere a modello e a causa di una normativa nazionale che è in continua evoluzione”.
“Il piano – ha aggiunto il presidente – si muove in sintonia con tutte le scelte programmatiche che il governo regionale ha adottato in materia di difesa dell’ambiente e di sostenibilità”.
Tre i macro-obiettivi del documento: il risparmio energetico, la produzione da fonti rinnovabili, la realizzazione del distretto energetico nella Val D’Agri.
“Intendiamo colmare il deficit di produzione energetica della Basilicata, pari, secondo Terna, al 51 percento rispetto ai fabbisogni interni, attraverso l’uso di fonti rinnovabili, dall’eolico al solare fotovoltaico, alle biomasse all’idroelettrico”.
De Filippo si è quindi soffermato sul nucleare e sul petrolio. “Con questo piano – ha detto il presidente della Regione – chiudiamo definitivamente la porta alla produzione di energia attraverso impianti nucleari”. Mentre, sul petrolio “avvieremo un approfondimento per una nuova strategia e un nuovo modello di relazioni con le compagnie petrolifere sapendo che su questo tema la competenza è quasi tutta in mano allo Stato”. In questo senso “il distretto energetico della Val D’Agri non riguarderà solo lo sfruttamento del petrolio, ma dovrà anche creare le condizioni per incentivare gli insediamenti di imprese che operano in questo settore”.
Inoltre, il Piear, in relazione alle fonti rinnovabili impone una scelta di qualità. Ad esempio, per gli impianti eolici è prevista, fino al 2020, una produzione massima di energia di 981 Mwe e potranno essere istallati solo in zone non sensibili dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale.
“Insomma – ha continuato De Filippo – non solo puntiamo molto sulle fonti rinnovabili, ma puntiamo su fonti rinnovabili di qualità”.
L’assessore regionale alle Attività produttive, Gennaro Straziuso, ha detto che “questo piano arriva da lontano ed è il risultato di un ampio approfondimento al quale hanno dato il loro contributo il Gse, l’Università, l’Enea e diversi altri centri di ricerca”. Straziuso, in particolare, si è soffermato sull’articolazione del Piear: “Il primo capitolo descrive il quadro normativo europeo, nazionale e le disponibilità regionali; il secondo capitolo, invece, fa una proiezione del consumi energetici fino al 2020 che dovrebbero aumentare del 18 percento; la terza parte del piano definisce gli obiettivi e gli attori coinvolti”.
L’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, ha sottolineato come questo Piano “punti all’autosufficienza solo partendo dalle fonti rinnovabili”. In particolare, “intendiamo arrivare fino al 2020 capovolgendo gli attuali parametri raggiungendo il 70 percento di produzione energetica da fonti rinnovabili e il 30 percento dalle fonti tradizionali”. “Non è un caso – ha aggiunto Santochirico – che la difesa dell’ambiente sia una delle priorità di questo piano”. Santochirico, inoltre, ha evidenziato come il Piear “semplifichi le procedure per i mini impianti e accompagni quelle dei grandi impianti di produzione con modelli trasparenti ed a alta tutela ambientale”.

I sottopassaggi di Santa Maria e Rione Mancusi (comune di Potenza)

Forse finisce l'incubo...
Potenza, un piano
per rione Mancusi

P OT E N Z A - Far passare la metropolitana, nella speranza di ridurre il traffico quando i cittadini impareranno ad usarla e lasciare l’auto a casa, o far circolare liberamente le auto, per evitare le lunghe code strombazzanti che si creano quando passa il «trenino»? Il dilemma a Potenza si è posto da subito quando si è deciso di utilizzare la rete ferrata delle Ferrovie Appulo Lucane anche per gli spostamenti interni alla città.

Quei passaggi di treni aumentati (soprattutto in fase sperimentale) producevano lo spiacevole «effetto collaterale» di bloccare le auto ai passaggi a livello, tanto che la «fese definitiva » della metropolitana (un po’ per la mancanza di viaggiatori, un po’ per limitare questi disagi) ha previsto una riduzione del numero delle corse.

Un gruppo di progettisti, tuttavia, si è armato di buona volontà e in modo totalmente autonomo ha lavorato per individuare un piano di sottopassi (del costo stimato di circa 2 milioni e 200mila euro) che consenta l’eliminazione dei passaggi a livello con la conseguente possibilità di effettuare quante corse si vuole senza interferire con la circolazione delle auto.

Il piano, presentato l’altra sera al Circolo Angilla Vecchia di Enzo Fierro è stato realizzato dai tecnici della «3DLi- Fe» gli ingegneri Emanuele Festa, Lucio Lisanti e Antonio Sarricchio e si concentra in particolare sulla viabilità dei quartieri Mancusi-Risorgimento ed in particolare degli snodi viari di Via Roma, Via Angilla Vecchia e Via Calabria, dove, all’altezza delle intersezioni asfalto-binari, ipotizza la realizzazione, a ppunto di sottopassi.

«Tra tutte le possibili soluzioni - spiegano i progettisti - quella dei sottopassi è sicuramente quella con il minore impatto sia dal punto di vista ambientale ma soprattutto dal punto di vista della fattibilità economica». Sarebbe invece impensabile spostare il tracciato o realizzare l’interramento della linea metropolitana. g.riv.





venerdì 9 gennaio 2009

Compostaggio domestico elettrico:Nature Mill il video


E' sotto gli occhi di tutti il problema dei rifiuti a Potenza.Dobbiamo cercare di ridurre la quantità di rifiuti da conferire nei cassonetti.Una buona soluzione è il compostaggio domestico che però è quasi impraticabile in una città come Potenza dato che poche persone hanno il giardino.
Una soluzione è l'utilizzo di un compostatore elettrico domestico come il NatureMill che può essere posto sul balcone di ogni nostra casa.
Ringrazio il Prof.Bardi per il suggerimento.
Io ho caricato nel mio piccolo un video su Youtube:





Per ulteriori info:
http://aspoitalia.blogspot.com/2008/12/i-rifiuti-come-alimenti-il-compostaggio.html
http://www.naturemill.com/
PS: Un'idea per il comune potrebbe essere quella di cofinanziare l'acquisto di questi compostatori.
Un'idea per gli imprenditori lucani potrebbe essere... ... ...

sabato 3 gennaio 2009

I Briganti censurati


Il film sui briganti da vedere.
Il film è stato immediatamente ritirato dalle sale cinematografiche perché considerato "politicamente scorretto" e non è più reperibile in nessun supporto, che sia VHS o DVD.
Lo trovate su e-mule.Torrent ecc ecc









sabato 20 dicembre 2008

Via Cavour Fornace Ierace Potenza....il video

Guardate un pò cosa ho trovato su youtube.....




Ma non ci potevano fare un parco...Oddio ho detto parco???????? Un parco???????

lunedì 24 novembre 2008

Richiesta raccolta rifiuti porta a porta a Potenza e Matera?!!



I titoli dei giornali in Basilicata di questi giorni:

Emergenza rifiuti in Basilicata
Potenza è senza discarica.
A Lauria la discarica chiude a febbraio
Matera pensa all'inceneritore
Potenza prova ad imitare Napoli
Adesso dico io con una popolazione di circa 80000 abitanti faccio la seguente domanda-richiesta al sindaco di Potenza:
PERCHE' NON IMPLEMENTIAMO UN SISTEMA DI RACCOLTA PORTA A PORTA DEI RIFIUTI NELLA CITTA' DI POTENZA???!!!!


Basta andare qui vicino nel comune di Padula(SA) per prendere visione di un grande esempio di gestione dei rifiuti.
Fate girare questa richiesta.
Vedete i seguenti video per favore soprattutto quello su you tube.
http://altrabrescia.ning.com/profiles/blog/show?id=2041463%3ABlogPost%3A3990
http://www.youtube.com/watch?v=f8Lqe-_Cxm0&eurl=http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=35874294
Salviamo questa città dal degrado
IO AMO POTENZA.
http://lucaniaelettrica.blogspot.com/





sabato 15 novembre 2008

La mia Lucania (e)saudita di Gaetano Cappelli

di Gaetano Cappelli


Vita sociale in Basilicata prima del petrolio. Quanti anni saranno passati da quella sera? Dieci, ma forse quasi vent’anni. Eravamo giovani, questo me lo ricordo bene, e ce ne stavamo seduti al solito ristorante del sabato secondo l’uso meridionale: uomini da una parte, donne dall’altra; s’era iniziato a dividerci per gioco, poi sarebbe diventata un’onesta abitudine essendo le chiacchiere degli uomini diverse dalle chiacchiere delle donne. Ma, quella sera, l’argomento era e non poteva che esser uno: in Basilicata avevano appena scoperto il petrolio e noi, nel nostro fondo di provincia, ci sentivamo improvvisamente al centro della nazione, dell’Europa, del mondo!

Lucania Saudita. Come ci ripetevamo entusiasti, si trattava del giacimento più immenso d’Europa. Grosse grasse somme di danaro, sotto forma di royalties, ci avrebbero reso, noi basilischi, i più poveri tra i poveri terroni, ricchi come arabi e non più bisognosi di sovvenzioni ma al contrario pronti a dispensarne; né più saremmo emigrati ma casomai avremmo ora aperto noi le porte della Lucania Saudita ai bisognosi. Quella sera, una ragguardevole quantità di Aglianico aveva riempito i nostri bicchieri e ce ne tornammo a casa pieni di sogni e desideri anche se poi nessuno tra noi si arricchì col petrolio; nessuno proprio in generale, se è per questo, visto che i lucani sono oggi più poveri.

Controsenso karmico. Circa centomila barili di greggio vengono estratti ogni giorno dal nostro fondo di provincia. Sì, non s’è prodotta una grande occupazione — richiedendo gli impianti pochi addetti — e fissare le royalties a un misero 7 per cento non è stato il grande affare che si credeva ma lo stesso nelle casse della Regione s’è creato quel gettito di centinaia di milioni di euro che avrebbe dovuto incentivare nuove attività e imprese. Invece, secondo l’ultimo recentissimo rapporto Istat, i lucani occupano il posto d’onore sul podio dei poveri d’Italia insieme ai siciliani.

Ma com’è mai possibile visto che oltretutto siamo quattro gatti — seicentomila, meno di un quartiere di Roma — e possediamo ogni pensabile risorsa? Il petrolio certo, ma anche acqua talmente buona che è venuta a comprarsela la Coca-Cola, e il sontuoso Aglianico; e peperoni di Senise, fagioli di Sarconi nonché il meraviglioso pecorino di Moliterno — diffidate dell’imitazione sarda, prego! — e spiagge, come si dice, incontaminate, e Maratea, uno-dei-dieci- facciamo-trenta-più-bei-posti-del-mondo? Come si spiega allora, eh?, come si spiega che continuiamo a esser poveri, anzi che diventiamo sempre più poveri?

Scarso senso degli affari, ancora più scarsa capacità progettuale, si dirà: visto che una buona parte delle royalties destinate alle nuove imprese rimangono inutilizzate. Strano però che i lucani, appena fuori dai confini regionali, si trasformino in fior fior di imprenditori. Ma non sarà, per caso, una maledizione?

Ricco come un texano. Così qualcuno potrebbe esser tentato di rivolgersi a una delle nostre celebri masciare come, negli anni Sessanta, fece il latifondista Michelantonio dell’Arco, il quale fiutando che il metano, allora scoperto, invece di renderlo ricco come un texano, sarebbe stata la causa stessa dell’espropriazione delle sue amate terre, si rivolse alla potente strega Lia la Bavosa. Lia gli s’inginocchiò davanti, gli denudò i piedi e dopo aver fatto un bolo di saliva... be’, lasciamo perdere. Fatto sta che da miserabile Re del Gas lo tramutò in ricco Re della Gassosa; noi, da Sovrani del Parco Energetico, potremmo chiederle di farci tornare a esser gli arcadici Sovrani dei Parchi Naturali secondo la vecchia freddura: «Scusi lei è lucano?», «No lu cano è là sotto. Io so’ lu pastore!». Ma chi, oggi, si sottoporrebbe al terribile rituale della Bavosa? No, signori, indietro non si torna. Rimbocchiamoci le maniche piuttosto. D’altra parte siamo in tempo: ci sono ancora ben 465 milioni di barili da estrarre, per un valore astronomico di 50 miliardi di dollari con la conseguente magnifica percentuale in royalties che ci spetta — davvero un gran pacco di soldi! E per una volta che la fortuna ci arride, be’ cerchiamo di meritarcela.