lunedì 23 ottobre 2006

il migliore secondo di sempre: Scottie Pippen


Dopo 6 titoli, memorabili con i Chicago Bulls, 2 medaglie d’oro alle Olimpiadi, 7 presenze all’All Star Game e 10 nominations per il miglior quintetto difensivo. Nonché l’inclusione nei 50 migliori giocatori di ogni epoca.
Il miglior secondo violino di sempre: con questa definizione, noi tutti siamo pronti a registrarlo nei nostri files mentali.

Pippen è stato per anni la fedele spalla di Michael Jordan, un giocatore di una universalità straordinaria, in grado di segnare, di organizzare meglio di Michael il gioco della sua squadra e di intuizioni difensive al limite del soprannaturale.

Il destino ci ha messo del suo: durante le finali del ’98, sul 3-1 per i Bulls, in molti ci chiedevamo chi sarebbe stato l’Mvp. Mai come in quella finale, Scottie si era avvicinato al livello di sua maestà Jordan. Per certi versi lo aveva soverchiato con il suo gioco a 360°. Una sciagurata gara5, persa dai rossoneri, con percentuali di tiro minime, la successiva eroica prova di Michael al Delta Center, con Scottie a fare avanti e indietro dall’infermeria, ristabilì a pieno le “gerarchie”.

La seconda parte della carriera dell’ex Central Arkansas ha rafforzato questa etichetta: una sola stagione, non brillantissima, a Houston, passata a dare il pallone in area ai senatori Hakeem e Barkley, conclusa con le famose accuse di “eccessiva pinguedine” rivolte a quest’ultimo.

E poi la campagna di Portland, dove è arrivato ad un centimetro dal titolo. E’ opinione comune che, se Portland non avesse buttato via il quarto periodo di gara7 allo Staples Center, i Blazers avrebbero poi vinto il titolo con Indiana. Invece Wallace fece 1-8. Bryant mise un tiro incredibile con la mano di Pippen in faccia. E nacque la dinastia dei Lakers.

Quella sera, in sala stampa, il giocatore cercò di spiegare il disastro, con la sua voce nasale e da baritono, quasi innaturale: gli occhi persi nel vuoto, forse per nascondere la sua incredulità, di fronte a quello che aveva visto. L’ultima, reale possibilità di vincere il titolo era sfumata.

Eppure Scottie aveva dato vita all’ennesima memorabile danza difensiva: dovendosi occupare di Harper, suo ex compagno, ritenuto poco pericoloso, Pippen raddoppiò costantemente Shaq, contribuendo insieme a Sabonis a non farlo ricevere, isolandolo completamente dall’attacco gialloviola.

All’eliminazione di Portland in molti gongolarono: Scottie nella Nba si è fatto pochi amici. E non ha certo provato a mostrare il suo lato migliore. Di Charles Barkley abbiamo detto. Jerry Crause per anni fu insultato per via delle dispute contrattuali.

Figlio di una famiglia poverissima, Scottie sviluppò una reale idiosincrasia per il contratto a lungo termine che, ad inizio carriera, firmò per avere un avvenire economico sicuro. In realtà per questo, per anni fu sottopagato in maniera imbarazzante rispetto al suo reale valore. Proprio i Bulls, però, alla fine lo ricompensarono con il contratto sign™ che gli portò 67milioni di dollari, prima di andare a Houston.

Anche nell’Oregon non mancarono parole di fuoco contro la dirigenza, colpevole secondo l’ala, di aver sacrificato Jermaine O’Neal per Shawn Kemp. Nel momento in cui le cose cominciarono ad andare male, Pippen mostrò l’altra faccia. Quella di un giocatore psicologicamente ondivago, non in grado di assumere la guida di una squadra.

Portland avrebbe avuto bisogno di leadership e carisma per instradare Rasheed Wallace. Pippen preferì un atteggiamento di sdegno progressivo. Per la cessione di Steve Smith, per il playmakin di Stoudamire. Questi atteggiamenti negativi si erano visti anche nella città del vento, nell’anno e mezzo dedicato da Jordan al baseball: tutti ricordano la sedia scaraventata in campo, con rabbia.

E lo sciopero bianco, negli ultimi secondi di una partita di playoffs contro New York. Phil Jackson aveva assegnato l’ultimo tiro, della possibile vittoria a Toni Kukoc, lo storico bersaglio delle frustrazioni di “Da Pip”.

Ci piace invece ricordarlo nelle finale del ’97 e del ’98 contro Utah: la sua interpretazione della difesa sul pick n roll, venendo come terzo uomo, rimane la cosa più incredibile che si sia vista, difensivamente negli ultimi anni.

Pippen si ferma con il secondo posto fra i marcatori dei Bulls, 15.123 punti sui 18.940 totali. Secondo per partite giocate nei playoffs con 208: solo Kareem Abdul Jabbar con 232 ha fatto meglio. Pippen è anche 23° assoluto negli assist con 6.153 e terzo rimbalzista della storia di Chicago con 5263 palloni catturati. E’ invece primo per tiri da tre segnati: 644 su 2011. Numeri, che da soli non bastano a inquadrare la completezza del giocatore, ma che ne danno un’idea.

Rimane l’emozione per aver visto sul campo un airone meraviglioso, in grado di fare tutto e di esprimere un’increbibile eleganza in ogni sua azione.

La sua immagine più bella: gara5 a Salt Lake City nel ’97. Bulls in difficoltà sotto in doppia cifra e con Jordan debilitato. Pippen parte in palleggio da sinistra verso il centro, batte il difensore diretto e piazza una violenta “tomawack dunk”, schiacciata ad una mano, la destra, sull’aiuto di Karl Malone.

Ciao Scottie, grazie di tutto.




FRANCESCO DE GREGORI


Ma uno che scrive ""Era mattina presto, mi chiamano alla finestra
mi dicono: "Francesco, ti vogliono ammazzare".
Io domando "chi"? Loro fanno "cosa"?
Insomma prendo tutto e come San Giuseppe,
mi trovo a rotolare per le scale,
cercando un altro Egitto."" oppure ""Ieri, ho incontrato la mia formica,
mi ha detto che, sono pazzo.io, con occhiaie profonde e un principio di
intossicazione. ""E credo che fu in quel preciso momento che venne da molto
lontano un ricordo qualcosa di simile a un pianto di madri e due angeli
vestiti di bianco scesero con aria stupita e il vuoto nel cuore e aprimmo al
pianto le finestre del dolore."" è normale?
Francesco De Gregori è un visionario della poesia, la poesia non è morta è
semplicemente stata musicata e questo disco ne è la prova,in più potete
ascoltare la voce del maestro come era nel '74 cioè giovane e cristallina.
Alle tastiere un ipnotico Antonello Venditti.

martedì 17 ottobre 2006

GIANMARCO POZZECCO


Colonia,Germania 4 agosto 2004 ore 20 io incollato allo schermo non ci credo:
tutto quello in cui ho creduto finora sta andando a farsi fottere: Basile,Galanda e soprattutto lui la "mosca atomica" stanno umiliando gli americani. L'Italia del basket affronta gli USA in una amichevole ma il dream team non è a stelle e strisce ma azzurro e Pozzecco mette paura mette pauraaa!!
Alla fine vinciamo 95-78 io non capisco più niente prendo la macchina la bandiera dell'Italia
Grido Pozzecco Pozzecco!!!! Un mio amico vedendomi mi raggiunge con la moto
e mi ferma:
>>a via Lazio c'è la Stradale e promettimi che non devi più bere...

Ritornando a Gianmarco Pozzecco nasce a Gorizia il 15 settembre 1972.

Debutta tra i grandi del basket italiano nel 1991 in B1 con la Pallacanestro
Udine e nel 1993 passa alla Libertas Livorno dove gioca una stagione.
Viene quindi ceduto alla Pallacanestro Varese che diviene la sua unica grande
squadra, vincendo nel 1999 lo scudetto e subito dopo la Supercoppa Italiana.
Nelle stagioni 2002/03 e 2003/04 gioca invece a Bologna mentre nel 2005 tenta
l'avventura in Russia, a Mosca, firmando un contratto annuale con il Khimky
rinnovato la stagione successiva.

Entra in Nazionale nel 1997 e partecipa all' All Star Game Italiano del
'98/99 e '00/01 e nel McDonald's Championship del 1999.

Il Poz è di statura piccola per un cestista (solo 1,81) ma grazie alla
sua grinta ed alla sua velocità riesce a penetrare in area e segnare, è
infatti un playmaker realizzatore. Nella difesa uno a uno è molto difficile
tenergli testa e nei tiri da tre punti è micidiale.

Il Poz è famoso per le sue stravaganze che nascono dal voler vincere a tutti
i costi; dona alla partita il 100% di se stesso ma questo spesso lo induce a
forzare e lo pone di fronte a scelte di gioco discutibili che fanno impazzire
i suoi compagni di squadra ed il suo allenatore.
La sua imprevedibilità è un problema tanto per gli avversari quanto per la
squadra ma poco conta tutto questo quando Gianmarco può così vincere da solo
una partita.
Per me sarà sempre colui che ci ha fatto vincere per la prima volta gli USA.

lunedì 16 ottobre 2006

TEN - PEARL JAM


Il Grunge non si può certamente sintetizzare in un disco ma sentendo Ten puoi
sentirne l'essenza.Ten è Grunge il vero grunge di Seattle ed Eddie Vedder ne è
la bandiera ultimo alfiere di questo genere dotato di una voce per me
"semplicemente straordinaria"...
Il nome Pearl Jam deriva da una marmellata allucinogena che faceva la nonna
Pearl, presunta nonna di Vedder,con il peyote,EBBENE ASCOLTARE QUESTO
CAPOLAVORO PER ME E'COME ASSAGGIARE QUELLA MARMELLATA.

Riporto la bellissima recensione di Benedetta Urbano
Descrivere questo album non sarà compito facile. Specie se sul podio nella tua
mente lo posizioni sul gradino più alto. L’ amore furente per un disco
pregiudica sicuramente un’esposizione analitica e distaccata, e dopo un
instancabile ascolto durato circa 13 anni parlarne diventa quasi come
rispondere ad una domanda del tipo “Vuoi bene alla mamma?”. Questo disco
è il geniale spaccato della frustrata America anni 90. Le donne conquistata l’emancipazione, crescono i
bambini con latte e Ritalin, i mariti spaventati dalle loro mogli in tailleur
e 24ore vanno a comprare le sigarette e non tornano più casa e i giovani,
che fanno della musica la loro unica ragione di vita, sistemano le scatole
negli scaffali dei supermercati sognando un futuro on stage. La perdita di un
amico per overdose di eroina (Andrew Wood) e la fine di un sogno quasi
realizzato (Mother Love Bone) si uniscono casualmente all’adolescenza triste
e turbolenta di un surfer di San Diego, dando vita ad un progetto fatto di
rock, rabbia e camicie di flanella. In linea di massima lo scenario dovrebbe
essere questo e ancora una volta, in una simile indifferenza sociale, io godo
del disagio interiore di qualcun altro. Con l’intro fluttuante e sinistra di
“Once” e con l’incontenibile impeto heavy metal di McCready i Pearl Jam si
presentano al mondo intero, proponendo il primo oscuro personaggio di una
lunga serie. Ognuno di essi salta fuori dalla penna dell’allora introverso
Eddie Vedder, e ognuno di essi assume un ruolo preciso in quel contesto
sociale arido e malato. Serial killer, disadattati, senzatetto e adolescenti
incompresi che patiscono quotidianamente la strafottenza dei genitori fino a
decidere di spararsi un colpo di pistola in pieno cranio di fronte tutta la
classe. Questi gli attori principali, queste le vittime di una frustrazione
e di un’insoddisfazione che, nella maggior parte dei pezzi, si concretizza a
colpi di un hard rock violento e impetuoso o con un trascinante grunge-rock
melodico dagli effetti ipnotici e seducenti. Siamo in piena deflagrazione
grunge ma questo disco distrugge ogni tentativo di standardizzazione. La furia
hard rock di “Even Flow”, “Why Go”, “Porch”, “Deep”, si combina abilmente
alle melodia dei suoi refrain avvelenati e adrenalinici a tal punto da far
scoppiare le vene. Il basso timbro di Vedder e la sua “ira funesta”
amplificano tutta questa rabbia aggravando in maniera impressionante la
potenza dei suoi colleghi che sembrano quasi sul punto di violentare i
propri “arnesi”. La calma apparente e le melodie meno ossessive e graffianti
si assaporano con “Black”, forse unico brano dedicato alla sofferenza generata
dal sentimento più innocuo in questo contesto: l’amore, o con “Release” che
dopo la tempesta chiude l’album con toni lenti e mesti. Sembrerebbe sia giunta
la quiete ma effettivamente non è così, perché dietro quella pacatezza si
nasconde una preghiera, una richiesta di liberazione, forse dai fantasmi del
passato, forse dal terribile rimorso di non aver saputo in tempo la vera
natura della propria esistenza. Non ci sarà mai data un'unica interpretazione
realmente attendibile, quello che è certo che quel “release me” raggiunge una
profondità tale da turbare l’animo di chiunque lo ascolti. Ma no, è l’intero
album che sconquassa corpo e anima! Questo il vero Riot Act! Se continuo
rischio di diventare patetica. Troppo innamorata! Ma vi prego se ancora non
lo avete, o se possedete solo i successivi…COMPRATELO….è il migliore!




domenica 15 ottobre 2006

GREGOR FUCKA


Italia-Jugoslavia semifinale europei 1999 con un fucka indemoniato (vinse infatti poi il premio di MVP del torneo e fu Mister Europa '99), quella partita mi ha impressionato. Fucka mi ha dimostrato come si guida una squadra, sulla sua scia tutti gli altri compagni erano diventati dei mostri. Giocatore poliedrico ricercato in NBA, anche da quelle parti non è facile trovare un 2.15 bianco così agile e pericoloso.
Vi riporto di seguito la recensione di Alessandro Gallo:

Il segreto di Gregor? Il lavoro. Quella professionalità quasi maniacale che lo costringe a restare in palestra. Anzi, a farsi aprire la palestra quando questa sarebbe chiusa per santificare le feste, perché Gregor è cresciuto con il culto del lavoro. Nel novembre 1999, dopo un europeo da favola, il giovanotto appariva appannato. Recalcati arrivò persino a imporgli qualche giornata di riposo forzato. Fucka scossò le spalle e in compagnia del fido Basile continuò, con la sua testa dura, ad allenarsi come gli altri. Più degli altri.
Ha un allenatore personale, Pino Grdovic (che è stato braccio destro di Kresimir Cosic) e un 'mago' Peharec, al quale si rivolge quando non riesce più ad allenarsi. Nella Nba, sicuramente, non sarebbe un personaggio. Là, dove tutto luccica e dove tutto è griffato, risulterebbe difficile mettere sotto i riflettori un giocatore che in mano regge una mela oppure una banana.
Dieta rigida
Proprio così: niente bevande con le bollicine, nessun hambuger 'griffato', solo tanta frutta (si può forse promuovere il fruttivendolo di fiducia?). Che sbocconcella quando arriva all'allenamento. Perché segue una dieta specifica, perché è allergico a diversi alimenti. Difficile trovare nel suo passato dichiarazioni roboanti o polemiche. Gregor si trincera dietro il suo classico intercalare, e a un credo che naturalmente comincia dal lavoro in palestra. Ha un telefonino che il più delle volte è spento.
Il bene più prezioso
La famiglia, Valentina gli ha regalato due gemelline, Tatjana e Rebeka, è l'aspetto più importante della sua vita. Se Magic Johnson è il suo eroe sportivo, l'avversario più forte incontrato è Tony Kukoc. Adora Dylan Dog e Alan Ford; è sicuro di non avere pregi. Ma solo tanti difetti che prova a limare quotidianamente, sottoponendosi a ogni tipo di esercizio. A Bologna adesso ha preso casa perché forse ha scoperto che il suo futuro, una volta che avrà appeso le scarpette al chiodo, sarà proprio nella Città dei Canestri. Il momento peggiore, forse, fu la 'rissa' del 'neuroderby' della primavera 1998. Ma lui e Savic (il giocatore che più lo metteva in crisi, una volta) si spiegarono e si chiarirono, da persone civili, davanti a un piatto di tortelloni, alla Braseria, locale bolognese spesso frequentato da cestisti e calciatori. Nel tempo libero? Sta in casa. Con la famiglia. Dopo un paio di allenamenti supplementari, naturalmente...

sabato 14 ottobre 2006

BERSERK




Ho molti amici che leggono manga io di solito non ho tempo e li ho trovati sempre tutti
molto puerili,persino Ken il guerriero, ma un giorno per caso leggo la recensione del
Berserk ,incominciai a leggere le prime pagine e non smisi più....
Il fumetto è consigliato per adulti e vi è tutto l'orrore umano raffigurato in disegni...
Cerco di riportarvi le prime pagine

Pornography


Il capolavoro dei Cure, riprodurlo è come sentire tutte le paure, le ansie, la tua tragedia esistenziale tradotta in musica.
Robert Smith s'impossessa del tuo corpo e ti tramette la forza di superare qualsiasi avversità , alla fine del disco si ha la sensazione di essere appena scampato a un incidente stradale o che si sia spezzata la corda che ti stava strangolando salvandoti dall'impiccagione...
La prima canzone "One Hundred Years" mi ha lasciato senza fiato per poi proseguire ipnotizzato dalle seguenti.

Inutile parlare dei testi assolutamente psichedelici:

One hundread years Cento anni

It doesn't matter if we all die Non ha importanza se moriamo tutti
Ambition in the back ambizione nel retro
Of a black car di una macchina nera
In a high building in un edificio alto
There is so much to do c'è cosi tanto da fare
Going home time ora di andare a casa
A story on the radio... una storia àlla radio...
Something small qualcosa
Falls out of your mouth ti cade di bocca
And we Iaugh e ridiamo
A prayer for something better chiediamo qualcosa di meglio
A prayer chiediamo
For something better qualcosa di meglio
Please Iove me per favore amami
Meet my mother incontra mia madre
But the fear takes hold ma Ia paura prende piede
Creeping up the stairs in the dark salendo silenziosamente le scale
Waiting for the death blow aspettando il colpo fatale
Stroking your hair carezzandoti i capelli
As the patriots are shot mentre i missili volano
Fighting for freedom combattere per la Iibertà
On the television alla tv
Sharing the world dividere il mondo
With slaughtered pigs con maiali ammazzati
Have we got everything? abbiamo tutto?
She struggles to get away... cerchi di sfuggire...
The pain al dolore
ànd the creeping feeling e la sensazione strisciante
A little black haired girl una ragazzina dai capelli neri
Waiting for saturday che aspetta il sabato

The death of her father pushing her Ia morte del padre Ia spinge
Pushing her white face le spinge il volto ceruleo
lnto the mirror contro Io specchio
Aching inside me dentro di me dolore
And turn me around e fammi voltare
Just like the old days come facevamo
Just like the old days come facevamo
Caressing an old man carezzare un vecchio
And painting a Iifeless face dipingere un volto senza espressione
Just a piece of new meat solo un pezzo di carne nuova
In a clean room in una stanza pulita
The soldiers close in i soldati si avvicinano
Under a yellow moon sooo Ia Iunq gialla
AII shadows and deliverance tuqa ombre e Iiberazione
Under a black flag sotto una bandiera nera
A hundred years of blood cent'anni di sangue
Crimson rosso vivo
The ribbon tightens round il nastro si stringe attorno
My throat alla mia gola
I open my mouth apro la bocca
And my head bursts open e mi esplode Ia testa
A sound like a tiger il rumore di una tigre
Thrashing in the water che si agita nell'acqua
Thrashing in the water si agita nell'acqua
Over and over ripetutamente
We die one after the other moriamo uno dopo I'altro
Over and over continuamente
We die one afler thë other after moriamo uno dopo I'altro
The Other... dopo I'altro...
lt feels Iike a hundred years sembrano cent'anni
One hundred years... cent'anni...