sabato 14 giugno 2008

L'auto ad acqua Genepax dal Giappone (sviluppiamola in Basilicata... )



Dal Corriere della Sera (se incominciano pure loro a diffondere queste notizie c'è ancora speranza)
La società giapponese Genepax ha depositato la domanda per ottenere il brevetto di un motore elettrico alimentato ad acqua. Qualsiasi tipo di acqua: dolce, salata o piovana. Se una inovazione del genere diventasse una realtà produttiva e di consumo sarebbe una vera rivoluzione. E in tempi di prezzi alle stelle per il petrolio una notizia come questa, naturalmente, ha una risonanza mondiale. Anche se dall'ideazione alla sua traduzione industriale il cammino è ancora lungo.


UN LITRO - Kiyoshi Hirasawa, amministratore delegato della Genepax, in un'intervista a una tv locale giapponese ha detto che il motore, con un solo litro di acqua, sarebbe in grado di far viaggiare un'auto per circa un'ora alla velocità di 80 km all'ora. «Non c'è bisogno di costruire un'infrastruttura per ricaricare le batterie, come avviene di solito per la maggior parte delle auto elettriche», ha aggiunto Hirasawa. Il motore funziona grazie a un generatore che la scompone l'acqua e la utilizza per creare energia elettrica. Hirasawa ha ammesso però che l'applicazione pratica non è nel futuro immediato e spera che il brevetto sia di interesse delle grandi case automobilistiche giapponesi. Serve ancora una fase di sviluppo e bisogna sperare che almeno uno dei grandi produttori creda in questa prospettiva. Anche perché al momento i progetti fanno in direzione opposta: motori a cellule di idrogeno che producono acqua nel processo, e non che la consumano. Lì i produttori hanno investito ingenti capitali. Avranno il coraggio di puntare e scommettere su un motore che utilizza il carburante più diffuso sul pianeta?

Dal sito in giapponese vedo di capirne di più. Stay tuned.

Considerazioni





http://www.genepax.co.jp/mechanism/system.html
Sono arrivato alle seguenti conclusioni:
1. allora entra acqua ed esce acqua e già questa è una conclusione.
2.Non serve solo per le macchine ma si potrebbe installare anche a casa sotto il lavandino per produrre elettricità o sulle navi potrebbe alimentarle direttamente dal mare, o alimentare case vicino ad un fiume.
3.il giapponese è una lingua bellissima ma purtroppo non ci si capisce molto.
4. Ho scoperto che chi conosce il cinese non capisce il giapponese e viceversa.
5. Se qualcuno studia giapponese mi contatti

venerdì 13 giugno 2008

idrati di metano: pericolo o opportunità energetica?


da "il manifesto" del 04 Maggio 2005
TERRA TERRA
I pericolosi tesori in fondo al mare

NICOLA SCEVOLA ,

Il 16 di aprile una spedizione scientifica finanziata dal governo degli Stati uniti è salpata da Houston, Texas, per il Golfo del Messico: per 35 giorni scandaglierà i fondali e raccoglierà dati in un paio di «fosse» profonde. Lo scopo dichiarato della missione è studiare i problemi di sicurezza per la perforazione di pozzi di gas e petrolio in presenza di idrati di metano nei fondali. «Idrati di metano» sono cristalli formati dal gas metano intrappolati a grandi profondità sotto il mare, compresso e solidificato a causa della forte pressione e della bassa temperatura. I problemi di sicurezza derivano dalla sua natura instabile: soprannominato «ghiaccio che brucia», allo stato solido assomiglia al ghiaccio, ma se riscaldato brucia come normale gas. A provocare il cambiamento di fase (dallo stato solido al gassoso) basta il contatto fisico - ad esempio della trivella che sta scavando un pozzo - e questo passaggio avviene con grande violenza, provocando fenomeni di instabilità dei fondali, come esplosioni o sismi. Così che oggi, quando le aziende di trivellazioni constatano la presenza di idrati di metano su un certo fondale, sono costrette a cambiare zona. Riuscire a scavare pozzi anche dove si trovano questi idrati di gas è lo scopo immediato della missione. Sullo sfondo però c'è un progetto più ambizioso: raccoglierli. Se la missione si rivelasse un successo, il premio sarebbe enorme. Gli scienziati valutano che, sparse sotto il fondo degli oceani e i ghiacci delle calotte polari, ci siano riserve di metano sotto forma di idrati più abbondanti di quel che rimane tra petrolio, carbone e gas messi insieme. E di fronte a una possibile nuova fonte di energia, il mondo industrializzato è un po' come un tossicodipendente alla ricerca della sua dose quotidiana: il bisogno di energia è impellente, e con i paesi spacciatori di petrolio sempre sull'orlo dell'instabilità e il prezzo del greggio in continuo aumento, trovare nuove risorse è diventato un imperativo.

Ray Boswell, direttore dei laboratori di ricerca sugli idrati di metano presso il Dipartimento dell'Energia del governo americano è ottimista. «Sono convinto che i giacimenti siano enormi e la possibilità di sfruttarli possa divenire realtà nel giro di poco più di un decennio», ci conferma. Le difficoltà da affrontare, però, sono ancora tante. La sua natura instabile, come detto, e poi i luoghi impervi dove è conservato, ne rendono difficile l'estrazione. Inoltre non è ancora chiaro se questo combustibile sia raggruppato in grandi depositi o se sia sparso tra i sedimenti dei fondali. In ogni caso, secondo Boswell, il potenziale di questa risorsa è talmente vasto da non poter essere ignorato. «Anche se solo una piccola percentuale d'idrati si rivelasse sfruttabile - spiega lo scienziato - sarebbe già una quantità sufficiente per giustificare lo sforzo».

Alcuni esperti, però, vedono l'impresa come una perdita di tempo in grado, al massimo, di posticipare la risoluzione di un problema. «I soldi investiti per cercare di estrarre idrato di metano - spiega il professor David Crabbe, esperto di gas e petrolio dell'Open University in Scozia - sarebbero meglio spesi nella ricerca di energie rinnovabili, unica soluzione ragionevole alla scarsità dei combustibili fossili». Anche le associazioni ambientaliste sono contrarie all'idea. Se una volta bruciato, il metano è considerato più pulito del carbone e del petrolio, allo stato naturale il gas può essere molto dannoso. «La sua capacità di aumentare l'effetto serra è notevole», spiega Kert Davies, esperto di combustibili fossili di Greenpeace. «Il metano è più stabile dell'anidride carbonica e, se rilasciato accidentalmente, crea nell'atmosfera una coperta molto più spessa e duratura».

I rischi connessi all'estrazione dalle profondità dei mari rendono quindi l'impresa poco raccomandabile. «Conosciamo meglio la luna che il fondo degli oceani - avverte Davies - e il processo d'estrazione dell'idrato di metano potrebbe avere conseguenze imprevedibili».

Gli idrati di metano, cosa sono:

Di che si tratta? «Si tratta di cristalli di ghiaccio – o gas idrati – composti di gas e metano, intrappolati da milioni di anni sotto ai margini continentali a causa dell’alta pressione e delle basse temperature», spiega John Farrell, responsabile scientifico della ricerca, che vede impegnati i migliori istituti oceanografici di venti nazioni, Italia compresa: «Riteniamo che sotto gli oceani ne esistano giacimenti immensi». A sollevare euforia tra gli esperti è la possibilità del loro sfruttamento commerciale in tempi forse, brevi. «Molto dipende dal prezzo del gas naturale», si sbilancia Farrel, «se la domanda fosse alta, basterebbero quindici anni». Nel frattempo, «la prima cosa da fare è censire i punti dove noi riteniamo possano trovarsi i giacimenti maggiori, un compito che potrebbe richiedere anni».

Già, dove sono i giacimenti? «Quasi sicuramente le zone più ricche corrispondono alle cosiddette zone di subduzione, dove i margini di una zolla tettonica scendono al di sotto di un’altra», spiega l’esperto. Una circostanza, questa, in grado di guardare all’Oceano Pacifico – martoriato da vulcani e terremoti – come area privilegiata, e che spiega il grande interesse alle ricerche del Giappone, quasi del tutto privo di giacimenti di petrolio ma potenzialmente ricco di metano all’interno delle acque territoriali. Non a caso, ricercatori giapponesi hanno lanciato la prima idea pompare acqua calda in modo da disaggregare le molecole di acqua e gas e formare pozze di metano “pronto da estrarre”.


Ghiaccio esplosivo

Sembrerebbe facile, ma non lo è. Gli stessi esperti americani non nascondono gli ostacoli ancora da scavalcare. Il rischio è che l’affare si trasformi in un boomerang per il clima terrestre: «Improvvisi rilasci di gas metano, che incombusto è un potente gas serra, potrebbe accelerare il riscaldamento globale», ammette Farrell, «con conseguenze disastrose sul clima e sugli oceani». Ugualmente inquietante è la possibilità di esplosioni accidentali. «Basta un leggero rialzo della temperatura dell’acqua di qualche grado», spiega Farrell, «perché le molecole di gas, altamente instabili, esplodano provocando voragini sul fondo oceanico. Se questo accadesse in prossimità di oleodotti li farebbe saltare in aria, provocando colossali sversamenti in mare».

Deflagrazioni accidentali del “ghiaccio esplosivo”, come è stato subito battezzato dai ricercatori, si sarebbero già verificati in passato. A testimoniarlo sarebbero soprattutto le analisi sul plankton, alcune anomalie di crescita del quale sembrano essere giustificate – secondo gli esperti – solo con il rilascio di gas metano in mare. In alcuni casi, queste esplosioni hanno avuto effetti davvero catastrofici: «Verissimo», conferma Farrell, «scoppi accidentali di depositi di gas idrati potrebbero essere all’origine di alcuni cambiamenti climatici degli ultimi 50 mila anni, e di frane e cataclismi sottomarini. Per esempio, la gigantesca onda tsunami che ha investito il Nord Europa 8000 anni fa».

Rischi non trascurabili, insomma, ma che non sembrano spegnere l’entusiasmo dei ricercatori. Dopo il successo dell’ultima spedizione nell’Atlantico, è stata già annunciata una nuova partenza: colonna portante delle ricerche, ancora una volta, la nave Joideas Resolution, il più sofisticato laboratorio scientifico navigante del mondo, in grado di compiere trivellazioni fino a 8200 metri di profondità, estrarre campioni di roccia e portarli intatti in superficie. Stavolta farà rotta nel Pacifico settentrionale, proprio di fronte alla coste dell’Oregon. Qui, trivellazioni sperimentali hanno evidenziato un giacimento di cristalli di gas ancora più ricco di quello dell’Atlantico. Il prezzo del petrolio continua a crescere, e la ricerca continua.

http://magazine.enel.it/boiler/arretrati/arretrati/boiler15/html/articoli/Giammateo-Energia.asp

Il pericolo:

Nel passato, erano i vulcani a cambiare la concentrazione del CO2 atmosferico. Oggi, lo stanno facendo gli esseri umani bruciando combustibili fossili, senza ancora rendersi conto che stanno trafficando con i meccanismi che rendono possibile la loro stessa esistenza. Già oggi, il riscaldamento causato dall’attività umana sta causando il rilascio di grandi quantità di metano dagli idrati polari. Questo sarebbe già preoccupante di per se, senza contare che c’è addirittura chi pensa di andare ad estrarre altro metano dagli idrati per usarlo come combustibile. Gli idrati sono una vera e propria bomba climatica, innescata e pronta a esplodere. Che qualcuno pensi veramente di andare a stuzzicare il detonatore per riempire i serbatoi delle SUV è una delle grandi follie del nostro tempo.

http://www.aspoitalia.net/documenti/bardi/motoclima/motoclima.html

MIODESOPSIE: in Basilicata vengono snobbate?

COSA SONO LE MIODESOPSIE

Il fenomeno delle mosche volanti è dovuto ad un deterioramento del corpo vitreo bilaterale. Il vitreo è una sostanza gelatinosa e inizialmente compatta che riempie lo spazio endoculare situato tra la retina e il cristallino.
Questa sostanza per un invecchiamento naturale o per altre concause (miopia ed altre) è comunque destinata a perdere parte della sua integrità, nel corso degli anni. Il fenomeno delle mosche volanti indica che il vitreo si è leggermente liquefatto e parte delle sue fibre si muovono dentro l'occhio.
La liquefazione del vitreo provoca spesso un distacco vitreo con conseguente prolificazione dei corpi mobili e possibili lesioni retiniche.
A causa dei continui movimenti dell'occhio le fibre vitreali deteriorate possono anche determinare la comparsa delle scintille luminose per una stimolazione meccanica della retina. In questo casi è necessario un esame routinario del fondo oculare per sorvegliare lo stato di salute della retina che, col tempo, potrebbe formare qualche piccolo forellino.

Distacco Vitreo

Il vitreo, che non va confuso con il cristallino, è la gelatina che riempie l'interno dell'occhio, a diretto contatto con la retina: nel disegno in basso è colorato in azzurro. Sono rappresentate tre fasi del distacco del vitreo, da sinistra a destra.
Per vari motivi (caldo, sudorazione, traumi tra le cause più comuni) il vitreo perde la sua componente acquosa e si contrae, come una spugna strizzata, distaccandosi progressivamente dalla retina. Il paziente vede spesso lampi luminosi e nota corpi mobili nel campo visivo. A seguito del distacco del vitreo dalla retina o della trazione esercitata in un punto dal vitreo sulla retina, si possono verificare dei piccoli fori retinici che una volta individuati devono essere circondati da un trattamento laser per impedire complicanze future quali il distacco della retina.

Sintomi

La sintomatologia tipica riferita è la visione di oggetti di varia forma e tipo che fluttuano dentro l'occhio e che sfuggono cercando di fissarli.
I corpi mobili risultano particolarmente evidenti quando la persona rivolge lo sguardo verso superfici chiare (come pareti bianche e cielo azzurro).
Sebbene il paziente abbia la sensazione di vederli sulla superficie oculare in realtà sono flottanti all'interno del vitreo e la loro percezione è dovuta alla proiezione sulla retina, ovvero sulla "pellicola fotosensibile" dell'occhio.
Il gel vitreale che riempie il bulbo oculare talora esercita trazioni sulla retina. Ciò causa la comparsa di flashes o di lampi luminosi in assenza di un vero stimolo luminoso.
Un sinotomo spesso riferito è infatti la comparsa di brevi flash luminosi spostando rapidamente gli occhi sull'asse orizzontale in condizioni di buio.
La stessa sensazione si ottiene quando una persona comprime l'occhio e vede le "stelle".

Tipologie

Diverse sono le tipologie dei corpi mobili riportate dai pazienti, esse differiscono per forma e densità.
I corpi si presentano sotto forma di anello, di linee, di ragnatele, di punti e le combinazioni più variegate di esse con una densità che li rende più o meno visibili in dipendenza dell'intensità della luce.





giovedì 12 giugno 2008

Mettiamo in discussione l'ora di Religione in Basilicata

L'ultimo dato ufficiale (2001): 650 milioni di stipendi agli insegnanti
che nel frattempo sono diventati più di 25mila: di questi 14mila di ruolo

Religione, il dogma in aula
un'ora che vale un miliardo

La Spagna studia la revisione degli accordi con la Chiesa
In Italia invece non se ne parla neppure
di CURZIO MALTESE




L'ultima ondata di bullismo nelle scuole ha convinto il governo a istituire dal prossimo anno due ore di educazione civica obbligatoria, chiamata Cittadinanza e Diritti Umani, in ogni ordine d' insegnamento, dalle materne ai licei. Durissima la protesta dei vescovi, che hanno parlato di "catechismo socialista" e invitato le associazioni di insegnanti e genitori cattolici a scendere in piazza e avvalersi dell'obiezione di coscienza. Il presidente del consiglio ha risposto in televisione che, nel rispetto totale della maggioranza cattolica del paese, la laicità dello Stato resta un valore fondante della democrazia e l'educazione civica non è né può essere in competizione con l'ora facoltativa di religioni (cattolica come ebraica, islamica o luterana) già prevista nei programmi. Il premier ha aggiunto di voler confermare i tagli ai finanziamenti delle scuole private cattoliche e non, definiti "un ritorno alla legalità costituzionale" rispetto alla politica del precedente governo di destra. A questo punto forse il lettore si sarà domandato: ma dov' ero quando è successo tutto questo? In Italia. Mentre la vicenda naturalmente si è svolta altrove, nella Spagna del governo Zapatero, otto mesi fa. Il braccio di ferro fra stato laico e vescovi è andato avanti e oggi il governo spagnolo studia addirittura una revisione del Concordato del 1979. Una realtà lontana da noi.

Nelle scuole italiane, più devastate dal bullismo di quelle spagnole, l'ora di educazione civica è abolita nelle primarie e quasi inesistente nelle superiori. Lo Stato in compenso si preoccupa di tutelare il più possibile l'ora di religione, al singolare: cattolica. Quanto ai finanziamenti alle scuole private cattoliche, in teoria vietati dall'articolo 33 della Costituzione ("Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato"), l'attuale governo di centrosinistra, con il ministro Fioroni all'Istruzione, è impegnato al momento a battere i record di generosità stabiliti ai tempi di Berlusconi e Letizia Moratti.

L'ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani circa un miliardo di euro all'anno. E' la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato alla confessione cattolica, di pochi milioni inferiore all'otto per mille. Ma rischia di diventare in breve la prima. L'ultimo dato ufficiale del ministero parla di 650 milioni di spesa per gli stipendi agli insegnanti di religione, ma risale al 2001 quando erano 22 mila e tutti precari. Ora sono diventati 25.679, dei quali 14.670 passati di ruolo, grazie a una rapida e un po' farsesca serie di concorsi di massa inaugurati dal governo Berlusconi nel 2004 e proseguita dall'attuale.

Il regalo del posto fisso agli insegnanti di religione è al centro d' infinite diatribe legali. Per almeno due ordini di ragioni. La prima obiezione è di principio. L'ora di religione è un insegnamento facoltativo e come tale non dovrebbe prevedere docenti di ruolo. Per giunta, gli insegnanti di religione sono scelti dai vescovi e non dallo Stato. Ma se la diocesi ritira l'idoneità, come può accadere per mille motivi (per esempio, una separazione), lo Stato deve comunque accollarsi l'ex insegnante di religione fino alla pensione.

L'altra fonte di polemiche è la disparità di trattamento economico fra insegnanti "normali" e di religione. A parità di prestazioni, gli insegnanti di religione guadagnano infatti più dei colleghi delle materie obbligatorie. Erano già i precari della scuola più pagati d' Italia. Nel 1996 e nel 2000, con due circolari, i governi ulivisti avevano infatti deciso di applicare soltanto agli insegnanti di religione gli scatti biennali di stipendio (2,5 per cento) e di anzianità previsti per tutti i precari della scuola da due leggi, una del 1961 e l'altra del 1980. Il vantaggio è stato confermato e anzi consolidato con il passaggio di ruolo, a differenza ancora una volta di tutti gli altri colleghi.

L'inspiegabile privilegio ha spinto prima decine di precari e ora centinaia di insegnanti di ruolo di altre materie a promuovere cause legali di risarcimento. Nel caso, per nulla remoto, in cui le richieste fossero accolte dai tribunali del lavoro, lo Stato dovrebbe sborsare una cifra valutabile fra i due miliardi e mezzo e i tre miliardi di euro. A parte le questioni economiche e legali, chiunque ricordi che cos' era l'ora di religione ai suoi tempi e oggi chiunque trascorra una mattinata nella scuola dei figli non può evitare di porsi una domanda. Vale la pena di spendere un miliardo di euro all'anno, in tempi di tagli feroci all'istruzione, per mantenere questa ora di religione? Uno strano ibrido di animazione sociale e vaghi concetti etici destinati a rimanere nella testa degli studenti forse lo spazio d' un mattino. Pochi cenni sulla Bibbia, quasi mai letta, brevi e reticenti riassunti di storia della religione.

In Europa il tema dell'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è al centro di un vivace e colto dibattito, ben al di sopra delle vecchie risse fra clericali e anticlericali. Nello stato più laico del mondo, la Francia, il regista Regis Debray, amico del Che Guevara e consigliere di Mitterrand, a suo tempo ha rotto il monolitico fronte laicista sostenendo l'utilità d' inserire nei programmi scolastici lo studio della storia delle religioni. In Gran Bretagna la teoria del celebre biologo Roger Dawkins ("L'illusione di Dio"), ripresa dallo scienziato Nicholas Humprey, secondo il quale "l'insegnamento scolastico di fatti non oggettivi e non provabili, come per esempio che Dio ha creato il mondo in sei giorni, rappresenta una violazione dei diritti dell'infanzia, un vero abuso", ha suscitato un ricco dibattito pedagogico. Ma è un fatto, sostiene Dawkins, che "noi non esitiamo a definire un bambino cristiano o musulmano, quando è troppo piccolo per comprendere questi argomenti, mentre non diremmo mai di un bambino che è marxista o keynesiano, Con la religione si fa un'eccezione".

In Germania, Spagna, perfino nella cattolicissima Polonia di Karol Woytjla, il dibattito non si è limitato alle pagine dei giornali ma ha prodotto cambiamenti nelle leggi e nei programmi scolastici, come l'inserimento di altre religioni (Islam e ebraismo, per esempio) fra le scelte possibili o la trasformazione dell'ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai generali nei sistemi continentali. In Italia ogni timido tentativo di discussione è stroncato sul nascere da una ferrea censura. L'ora di religione cattolica è un dogma. La sola ipotesi di affiancare all'ora di cattolicesimo altre religioni, come avviene in tutta Europa con le sole eccezioni di Irlanda e dell'ortodossa Cipro, procura un immediata patente di estremismo, anticlericalismo viscerale, lobbismo ebraico o addirittura simpatie per Al Quaeda. Quanto ad abolirla, come in Francia, è un'ipotesi che non sfiora neppure le menti laiche.

Gli unici ad avere il coraggio di proporlo sono stati, come spesso accade, alcuni intellettuali cattolici. Lo scrittore Vittorio Messori, per esempio: "Fosse per me cancellerei un vecchio relitto concordatario come l'attuale ora di religione. In una prospettiva cattolica la formazione religiosa può essere solo una catechesi e nelle scuole statali, che sono pagate da tutti, non si può e non si deve insegnare il catechismo. Lo facciano le parrocchie a spese dei fedeli~ Perciò ritiriamo i professori di religione dalle scuole pubbliche e assumiamoli nelle parrocchie tassandoci noi credenti".

Messori non manca di liquidare anche gli aiuti di Stato alle scuole cattoliche, negati per mezzo secolo dalla Democrazia Cristiana, inaugurati con la legge 62 del 10 marzo 2000 dal governo D' Alema con Berlinguer all'Istruzione, dilagati nel periodo Berlusconi-Moratti (con il trucco dei "bonus" agli studenti per aggirare la Costituzione) e mantenuti dall'attuale ministro Fioroni, con giuramento solenne davanti alla platea ciellina del meeting di Rimini. "Lo Stato si limiti a riconoscere che ogni scuola non statale in più consente risparmio di danaro pubblico e di conseguenza conceda sgravi fiscali. Niente di più".

Il cardinale Carlo Maria Martini, da arcivescovo di Milano, aveva dichiarato che l'ora di religione delle scuole italiane doveva ritenersi inutile o anche "offensiva", raccomandando di raddoppiarla e farne una materia seria di studio oppure lasciar perdere. La Cei ha sempre risposto che l'ora di religione è un successo, raccoglie il 92 per cento di adesioni, a riprova delle profonde radici del cattolicesimo in Italia. Ma se la Cei ha tanta fiducia nei fedeli non si capisce perché chieda (e ottenga dallo Stato) che l'ora di religione sia sempre inserita a metà mattinata e mai all'inizio o alla fine delle lezioni, come sarebbe ovvio per un insegnamento facoltativo. Perché chieda (e sempre ottenga) il non svolgimento nei fatti dell'ora alternativa. In molte materne ed elementari romane ai genitori è stato comunicato che i bambini di 5 o 6 anni non iscritti all'ora di religione "potevano rimanere nei corridoi". Prospettiva terrorizzante per qualsiasi madre o padre.

D' altra parte la sicurezza ostentata dai vescovi si scontra con l'allarme lanciato nella relazione della Cei dell'aprile scorso sul progressivo abbandono dell'ora di religione, con un tasso di rinuncia che parte dal 5,4 delle elementari e arriva al 15,4 per cento delle superiori (con punte del 50 non solo nelle regioni "rosse" come la Toscana o l'Emilia-Romagna ma anche in Lombardia e nelle grandi città), man mano che gli studenti crescono e possono decidere da soli. Alla fine nessun argomento ufficiale cancella il dubbio. L'ora di religione, così com' è, costituisce davvero un insegnamento del catechismo ("che in ogni caso ciascuno si può portare a casa con poche lire" ricordava don Milani) o non piuttosto un altro miliardo di obolo di Stato a san Pietro?
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)

(25 ottobre 2007)

IN QUALE ORARIO VIENE COLLOCATA?

L’intesa concordataria del 1985, modificata poi nel 1990, prevede due ore settimanali alle materne e alle elementari, una alle medie ed alle superiori.

La collocazione oraria, dopo diverse minacce della Conferenza Episcopale Italiana, è stata posta all’interno delle lezioni. Non per niente la Chiesa pretende questa collocazione: diversi dati dimostrano come la disposizione ai margini dell’orario favorisca la fuga degli studenti.

Astutamente, le gerarchie ecclesiastiche hanno in passato concesso di buon grado la collocazione dell’IRC all’inizio delle lezioni solo quand’esso era obbligatorio, così da contrassegnare l’intera giornata scolastica nel segno della fede.

DA QUANTI STUDENTI È FREQUENTATA?

Non esiste un’informazione ministeriale sulla partecipazione, che diminuisce progressivamente man mano che l’età degli studenti si innalza: con la possibilità di scegliere affidata agli studenti, infatti, il dato raggiunge i suoi minimi.

I dati del ministero parlano di una media nazionale del 93%, che per le superiori scende all’87%: le regioni centro-settentrionali sono sicuramente le più laiche (primeggia la Toscana), mentre nel sud le percentuali di partecipazione sono bulgare.

Nelle metropoli come Milano, invece, il dato delle scuole superiori crolla al 49% (addirittura una minoranza) e 183 classi sono completamente prive di IRC, in quanto nessuno studente se ne è avvalso (dati 2004).

Il fatto stesso che, ovunque, la partecipazione crolli alle superiori (quando lo studente decide da solo se frequentare o meno) dimostra quanto conti, nell’effettuare la scelta, il condizionamento familiare.

COME VENGONO SCELTI GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE?

Vengono scelti dalla curia, a suo insindacabile giudizio. Quindi lo Stato paga lo stipendio a persone su cui non ha il minimo controllo, e che utilizzano lo spazio concesso per un insegnamento di parte, spesso in contrasto con i principi di laicità dello Stato stesso.

Per conservare il posto, devono ogni dodici mesi chiedere il nulla osta all’autorità diocesana, dalla quale possono essere revocati anche per ragioni che non hanno nulla a che fare con le capacità dell’insegnante, ad esempio per «…condotta morale pubblica in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa».

È noto il caso della professoressa in gravidanza «non canonica», licenziata dalla curia, che ha fatto ricorso contro tale provvedimento ottenendo anche un pronunciamento favorevole del Comitato Pari Opportunità del Ministero del Lavoro, per finire infine sconfitta da una sentenza della Corte di Cassazione del febbraio 2003, che ha rigidamente applicato la normativa vigente.

QUANTO COSTANO ALLO STATO?

Nel 2001, i circa 25.000 insegnanti di religione sono costati alle casse dello Stato oltre 620 milioni di Euro (1.200 miliardi delle vecchie lire).

La normativa è così stupida che, quando alcuni presidi hanno tentato l’accorpamento di diverse classi con pochi studenti avvalentisi dell’IRC, l’iniziativa è stata subito bloccata in quanto la normativa prevede l’insegnante anche quando un solo studente se ne avvale. Iniziative legislative per ridurre questo spreco si scontrano con le proteste ecclesiastiche per la conseguente riduzione occupazionale.

CHI COMBATTE PER LA SUA ABROGAZIONE?

L’UAAR ha più volte pubblicato sull’Ateo articoli di critica: La catechesi infantile è un crimine contro la civiltà, di Carmelo R. Viola, n. 4/98. Online è disponibile La Cassazione dice NO alle ore alternative all’IRC, numero 1/98, di Gianna Tirondola e Mario Patuzzo

Anche all’interno del mondo cattolico il tema è ampiamente dibattuto. Un sondaggio della rivista Jesus, ad esempio, ha rilevato come due italiani su tre ritengano che, quantomeno, l’insegnamento si debba aprire anche ad altre fedi, e come questa opinione prevalga pure tra i cattolici praticanti.

GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE IN RUOLO

Con la legge 186 del 18 luglio 2003 gli insegnanti di religione sono entrati in ruolo. Siamo arrivati all’assurdo di avere insegnanti nominati dalla curia che, qualora non avessero più il gradimento delle gerarchie cattoliche, verrebbero assunti direttamente dallo Stato. Durante la votazione finale, al «Sì» dei partiti di maggioranza si è unito anche quello di Udeur e Margherita. Nello schieramento di quelli che si sono opposti ci sono invece Ds, Sdi, Prc, Pdci e il repubblicano Giorgio La Malfa. Gli insegnanti per ora assunti sono 9.229, ma a regime diventeranno 15.336, come dimostra questa tabella allegata al D.I. 72/2004.

INGERENZE CATTOLICHE NELL’ATTIVITÀ SCOLASTICA

Costante rimane l’attivismo cattolico per confessionalizzare progressivamente la scuola pubblica.

Sull’argomento sono disponibili sul sito un articolo di Claudio Tombari e uno di Gianna Tirondola. Citiamo inoltre come esempio le confessioni impartite in classe da un prete abruzzese (luglio 2000). In Francia, i cattolici sono arrivati a tentare di reintrodurre la divisione delle classi in maschili e femminili.

Questo blog aderisce all'iniziativa SILVIO C'E' MA A ME ME LO PUPPA!

Silvio c’è… ma a me me lo puppa!

Ora cominceranno i soliti discorsi: in fondo ce lo meritiamo, Berlusconi (e non solo lui, ma anche la Lega, il papa, Mastella e la DeFilippi). L’Italia non si merita certo di meglio, vero?

Eh già, perché si dirà che siamo quelli che scendono in piazza a protestare solo per il campionato di calcio.
Siamo quelli che guardano “Buona Domenica”.
Siamo quelli che comunque ascoltano sempre cosa dice il Papa.
Siamo quelli che comprano i Suv.
Siamo quelli che hanno più cellulari di tutti.
Siamo quelli che guardano i film di Natale.
Siamo quelli che non vogliono pagare le tasse.
Siamo quelli che leggono solo La Gazzetta.
Siamo quelli che non vogliono andare a fondo nell’inchiesta sul G8.
Siamo quelli che dicono che Luttazzi è volgare.
Siamo quelli che si raccomandano a Padre Pio.
Siamo quelli che dicono che i ragazzi di Salò e i partigiani erano la stessa cosa.
Siamo quelli che comprano i calendari delle veline.
Siamo quelli che credono negli “eroi di pace”
Siamo quelli che vogliono la galera per l’extracomunitario che ruba l’autoradio e un ministero per un politico che ruba miliardi.
Siamo quelli che dicono che la politica non gli interessa.
Siamo quelli che fanno spinning e non vanno in bici.
Siamo quelli che fanno satira con i soldi di Berlusconi, sui media di Berlusconi, perché tanto Berlusconi è liberale.

Noi no.
Noi non siamo nessuno di quelli.
Noi non ce lo meritiamo Berlusconi.

Se lo merita chi l’ha votato.

E chi non ha mai fatto niente per contrastarlo.

Ma vaffanculo.

lunedì 9 giugno 2008

La torre energetica di Dario Fo: considerazioni sulla Zaslavsky Energy tower


''Risolti i problemi energetici planetari con un'energia a basso costo.

(ma questa non è una buona notizia) Dopo la sequenza di atti di terrorismo, culminanti in questi ultimi mesi con la strage di Bali e il maxi sequestro di Mosca, ci sembra di vivere in uno stato di follia interplanetaria. Siamo in un momento nel quale l'umanità dovrebbe riscoprire le idee che danno speranze e voglia di collaborare in modo solidale, perché se non iniziamo ad allentare le tensioni la situazione continuerà, nel breve periodo almeno, a peggiorare. E siamo rimasti molto stupiti dalla constatazione che le buone notizie interessano poco proprio quando sarebbero più utili.

Tutti sanno che dietro gli odi che dilaniano il mondo ci sono colossali interessi legati al petrolio. Cosa succederebbe se domani mattina si annunciasse che il petrolio non serve più a niente perché abbiamo una nuova fonte di energia a prezzo bassissimo e in quantità sterminata?

Beh, ce ne sarebbe per smetterla con stragi, massacri e vendette tragiche. Se il petrolio diventasse all'istante un prodotto largamente e vantaggiosamente sostituibile che ragione ci sarebbe di continuare ad azzannarsi per possederne il mercato? Bene, siamo spiacenti di rendervi noto che se una simile rivoluzionaria invenzione fosse annunciata non succederebbe proprio niente di nuovo e tutti continuerebbero con l'instancabile pratica del massacro.

Si, perché quest'invenzione mirabolante c'è veramente. E non lo riportano oscure agenzie di stampa nascoste nei meandri insondabili della rete delle reti. Ne dà notizia Il Corriere della Sera, con tutta l'aurea della sua rispettabilità. Certo non va a strombazzarlo in prima pagina. La notizia è stampata a pagina 148 del suo inserto "Sette" (numero 49). E si tratta pur comunque di un bell'articolo di 3 pagine, con tanto di illustrazioni e foto. Vogliamo credere perciò che non sia una leggenda metropolitana.

I fatti, in sintesi sono semplici e di facile comprensione. Addirittura nel 1975, Philip Carlson, statunitense, inventa un sistema per creare energia elettrica sfruttando il movimento dell'aria che raffreddandosi va verso il basso. Si tratta di un principio in effetti noto da più di 6 mila anni. Lo usavano già nel deserto per refrigerare le abitazioni poste nelle oasi. I sahariani primitivi sapevano che creando una corrente d'aria in un camino si ottiene che l'aria che va verso il basso si espande ed espandendosi si raffredda. In questo caso si sfrutta un altro aspetto della fisica delle pressioni dell'aria e della sua temperatura. Vaporizzando acqua in cima a un grande camino si può raffreddare l'aria e farla precipitare verso il basso creando, nel camino, una forte corrente, in grado di azionare una turbina e produrre così elettricità.

Nel 1982 il professor Zaslavsky, israeliano, è incuriosito dalla potenza che può avere una depressione mentre studia le differenze di densità atmosferica sul Mar Morto. Inizia una ricerca e scopre l'esistenza del brevetto di Philip Carlson, e inizia a lavorarci insieme a un'equipe. Riescono a ottimizzare il progetto, a trovare i fondi e ora stanno costruendo 2 torri energetiche, una sul Mar Morto e una in India.

Si tratta in effetti di un progetto notevole. Una torre alta da un minimo di 400 metri a un massimo di 1200. Praticamente un enorme tubo che può funzionare solo in paesi dove le temperature atmosferiche siano elevate e in prossimità del mare. Alla base del tubo c'è un bacino pieno d'acqua che viene dissalata e pompata in cima alla torre. Quindi viene vaporizzata verso il centro del cilindro cavo e così raffredda l'aria che di giorno è bollente. L'aria precipita e acquista velocità e potenza perché più scende rapida e più si espande e si raffredda. Insomma, senza entrare troppo nei dettagli, questi impianti risultano veramente rivoluzionari.

Anche dal punto di vista del rapporto tra costi e ricavi. Calcolando l'investimento per costruire una torre (costo sicuramente notevole) un kilowatt di energia costerebbe dai 2,47 ai 3,88 centesimi di dollaro, meno anche dell'energia atomica (3,31-5,05 centesimi di dollaro) e dell'energia ricavata dal gas (3,98-4,47 centesimi di dollaro). Esaltante anche la resa: 230 miliardi di kilowatt all'anno e una sterminata quantità di acqua dissalata da usare per l'agricoltura come sostanza di scarto.

Per capire la misura della produzione in termini energetici basti pensare che gli esseri umani oggi consumano complessivamente circa 8 mila miliardi di kilowatt. Cioè basterebbero circa 34 torri per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica del pianeta. Se poi tutti i 6 miliardi di abitanti della terra consumassero quanto un italiano medio il consumo globale del pianeta salirebbe a 32 mila miliardi di kilowatt: basterebbero circa 136 torri per soddisfare il bisogno energetico dell'umanità del futuro.

Ah, ci dimenticavamo di farvi notare che la produzione di energia non implica nessun tipo di inquinamento. Si tratta di una tecnologia assolutamente pulita...

Beh, non è una bella notizia?

È come quando hanno inventato il telefono ed è finito il commercio dei piccioni viaggiatori. Evidentemente nessuno ha percepito il segnale rivoluzionario presente in questa notizia. E certo qualcuno ha fatto finta di non recepirla. E probabilmente hanno ragione. Tutti sanno che alla fine le lobby del petrolio non accetteranno di essere cancellate nel giro di un paio di anni e punteranno i piedi e sono disposte anche a indire delle guerre pur di salvare i loro profitti.

Ma, sapete com'è: non è detto. Non avevano previsto l'esplosione dei personal computer e di internet, magari si sbagliano anche su questo. Magari riusciamo a far scoppiare la moda... Non c'è nessuno che ha un giardino di 1000 metri per 1000, in riva al mare, in un paese tropicale? Certo una torre di 1200 metri per 400 di diametro non è un gadget alla portata di tutti. Magari però si può fare un gruppo d'acquisto... Un'enorme cooperativa... Hai visto mai?

di: Dario Fo e Franca Rame & Jacopo Fo''

Adesso cerco un pò di trovare fonti per verificare se la cosa è fattibile o no...

1 fonte trovata e cerco di tradurla:http://home.earthlink.net/~douglaspage/id10.html

Allora l'idea di utilizzare torri a convezione per produrre potenza risale alla metà degli anni Settanta da parte di Phillip Carlson. Carlson propose alla Locked Corporation di costruire torri nel deserto guidando il processo di convezione con acqua di mare per raffreddare l'aria.

Il concetto di Carlson's ha di recente guadagnato l'attenzione al Technion, Istituto d'Israele di tecnologia dove il professore Dan Zaslavsky ha dimostrato la fattibilità economica delle torri. Infatti ne vorrebbe costruire una alta più di un miglio e mezzo nel deserto israeliano attingendo acqua dal vicino Mar Rosso.

La torre di Zaslavsky sarebbe un cilindro ermetico con lamiera in grado di coprire un volume di 1000 metri di altezza per 500 m di larghezza e sarebbe in grado di generare 500 Megawatt di potenza ad un costo di oltre un miliardo di euro.

La costruzione di un impianto pilota dovrebbeiniziare quest'anno.

Quindi io non mi trovo con la resa dichiarata dalla famiglia Fo.(di cui ho comunque una grandissima stima)

Ho trovato che esistono anche delle torri più piccole chiamate torri di Mel Prueitt sviluppate nel Los Alamos National Laboratory.

Sto comunque cercando più notizie e fonti.

Aggiornamento giovedì 12 giugno 2008

Allora secondo calcoli da me effettuati rispetto alle informazioni riportate qui:

http://www.ecmwf.int/about/special_projects/czisch_enrgy-towers-global-potential/report_2006_extended.pdf
la resa non è buona 250 Energy Tower per produrre energia per 200 milioni di persone.

Ho chiesto anche a Beppe Caravita che mi ha risposto:

Ho approfondito con un docente di ingegneria. Lui sostiene che, per il principio di conservazione dell'energia (che non si crea dal nulla) la corrente d'aria generata nel camino una volta sfruttata in turbina viene semplicemente annullata. Le torri dovrebbero quindi essere mostruosamente grandi e le turbine piccolissime. Ovvero Eroei complessivo ridicolo.

L'EROEI (o EROI), acronimo inglese che sta per Energy Returned On Energy Invested (o Energy Return On Investment) ovvero energia ricavata su energia consumata, è un coefficiente che riferito a una data fonte di energia ne indica la sua convenienza in termini di resa energetica. Infatti qualsiasi fonte di energia non arriva gratis (in termini di costo energetico invece che monetario), ma è costata una certa quantità di energia investita da considerarsi come congelata nella fonte di energia stessa, quantità che l'EROEI cerca di valutare.

Matematicamente è il rapporto tra l’energia ricavata e tutta l’energia spesa per arrivare al suo ottenimento. Una fonte di energia è conveniente se presenta un valore di EROEI maggiore di 1. Fonti energetiche che presentano un EROEI minore di 1 non possono essere considerate fonti primarie di energia poiché per il loro sfruttamento si spende più energia di quanta se ne ricavi. L'EROEI si rivela un parametro fondamentale per valutare, comparare e operare scelte strategiche di approvvigionamento fra le diverse fonti energetiche.

L'EROEI è dato dalla relazione:

EROEI = Energia ricavata / Energia spesa

dove per Energia ricavata si intende ogni forma effettivamente usabile di energia, escludendo ad esempio calore di scarto; mentre nel computo dell'Energia spesa si conteggia solo l'energia a carico umano, escludendo energie naturali all'origine, come ad esempio l'energia solare intervenente nella fotosintesi nel caso dei biocarburanti. Si noti anche che l’EROEI si ottiene dal rapporto di quantità di energia messe in gioco anche in tempi diversi, e la sua rilevanza dipende anche dal tasso di sconto assunto per l’energia investita.

In alcuni casi l’energia restituita, anche se minore di quella impiegata, può offrire particolari utilità. Ad esempio per usi in luoghi dove possa essere difficile convogliare altre forme di energia, come nel caso di isole.

L'EROEI di una Energy Tower dovrebbe essere circa 1 (sempre da calcoli fatti da me con i dati che IO ho a disposizione)

Comunque il progetto è da studiare meglio: sto portando avanti la questione su vari forum.

http://www.energeticambiente.it/index.php
http://www.physicsforums.com/archive/index.php/t-204301.html

Vi farò sapere su nuove evoluzioni della vicenda.

mercoledì 4 giugno 2008

Nuovo stadio Potenza:rifiutata offerta inglese


A sinistra lo stadio che gli inglesi hanno realizzato a Teramo.


A tenere banco, in casa Potenza, sono le vicende societarie. A creare malumore nella piazza potentina il rifiuto opposto dal sindaco della città, Santarsiero, alla megaofferta della società inglese British Land. Che era pronta, almeno pare, a investire 100 milioni di euro.

L’offerta degli inglesi – British Land è un gruppo di investimento immobiliare con sede a Londra e quotato al London Stock Exchange. Ha un patrimonio stimato intorno ai 20 miliardi di sterline. Investe soprattutto in aree dagli standard economici non elevatissimi, ma con prospettive di crescita interessanti. Il progetto in cantiere era quello di realizzare a Potenza, in cambio della concessione di un suolo pubblico e di licenze per l’apertura di esercizi commerciali, una megastruttura polivalente che includesse un nuovo stadio e un centro commerciale. Con un investimento, nel capoluogo lucano,pari a 100 milioni di euro. Di questi, 10 milioni sarebbero stati destinati alla società di calcio del presidente Postiglione e, una volta costruito, lo stadio sarebbe diventato proprietà del comune. Una simile operazione è già stata realizzata, con successo, a Teramo.

Il rifiuto del comune – Lo scorso 21 maggio il sindaco di Potenza, Santarsiero, l’assessore allo sport, Ginefra, e i rappresentanti della società inglese si sono alla fine incontrati per valutare la fattibilità dell’operazione. Ma la risposta è stata negativa. La non disponibilità del suolo richiesto dagli inglesi e il rispetto del piano urbanistico, secondo il primo cittadino di Potenza, hanno impedito che l’affare andasse in porto.

La delusione tra i tifosi – La delusione tra i tifosi è enorme. E la polemica, in questi giorni, è infuocata. Viene messo sotto accusa soprattutto il sistema lobbistico, reo di aver impedito la realizzazione dell’operazione. Un investimento di tale portata si vede di rado e avrebbe messo il presidente Postiglione nella condizione di allestire una squadra in grado di lottare per una serie B che manca ormai da 40 anni.

Giuseppe Verderosa – www.calciopress.net

Contenuti liberamente riproducibili salvo l'obbligo di citarne la fonte www.calciopress.net

leggete questo
http://www.basilicatasc.com/dblog/articolo.asp?articolo=45

questi sono i nostri politici...

ecco lo stadio di Teramo http://it.wikipedia.org/wiki/Stadio_%22Comunale%22_di_Teramo