venerdì 22 dicembre 2006

Joy Division - Ian Curtis - Closer - Unknown Pleasures


Vi consiglio di sentire i loro due album Closer e Unknown Pleasures per me due capolavori della musica rock. Dato che in giro di recensioni ce ne sono di ben fatte ho preferito tradurre la loro biografia ufficiale in più ho inserito il video e la traduzione in italiano di Love will tear us apart!

Quindi come regalo di Natale dopo un po’ vocabolario d’inglese

ecco a voi la biografia dei Joy Division agli esordi!

Ispirati da un’esibizione dei Sex Pistols Manchester Lesser Free Trade Hall il 20 Luglio 1976 il chitarrista Bernard Sumner (anche conosciuto come Bernard Dicken e Bernard Albrecht) e il bassista Peter Hook formarono una band con l’amico Terry Mason che tentò di suonare la batteria ma non rimase a lungo nella formazione.

Così disposero una pubblicità in un negozio di dischi a Manchester e reclutarono il cantante Ian Curtis che inoltre aveva anch’esso assistito all’esibizione dei Sex Pistols insieme alla moglie Deborah e così conobbe Bernard Sumner, Peter Hook e Terry Mason della formazione iniziale.

Dopo non molto un batterista punk Tony Tabac si unì al gruppo agli inizi del 1977.Così iniziarono ad esercitarsi senza avere un vero e proprio nome.

Poco prima della loro prima esibizione all’ Electric Circus Domenica 29 Maggio 1977 come gruppo d’apertura dei Buzzcocks e Penetration la band decise di chiamarsi Warsaw, anche se sulla fattura di pagamento del concerto comparve il nome di Stiff Kittens, un nome suggerito da Peter Shelley dei Buzzcocks e Richard Boon.

Dopo questa esibizione essi immediatamente cambiarono il nome in Warsaw.

Cinque settimane dopo e una dozzina di esibizioni più tardi Tony Tabac fu sostituito dal batterista punk Steve Brotherdale che proveniva da una band chiamata Panik. Essi registrarono il loro primo demo Lunedì 18 luglio 1977 consistente in cinque canzoni di puro e crudo punk.

Dopo il demo Steve Brotherdale fu scaricato dalla band in autostrada, fecero finta di bucare una gomma e gli fu chiesto di rimontarla, appena scese gli altri ripartirono senza di lui!!

Brotherdale cercò di convincere Ian Curtis ad unirsi ai Panik ma lui rifiutò. Così il nuovo batterista fu Stephen Morris che andava nella stessa scuola un anno prima di Ian Curtis.

Diverso dai batteristi precedenti Stephen Morris si è distinto bene dagli altri tre.

Il suo martellare sul tamburo era più simile a quello del krautrock che quello aggressivo tipico di molti batteristi punk.

Nel 1977 i Warsaw si chiamarono Joy Division per evitare confusione con la punk band di Londra Warsaw Pact.

Per ulteriori approfondimenti www.ondarock.it





mercoledì 22 novembre 2006

La Pubalgia del calciatore

Ho avuto vari amici che giocando a pallone hanno sofferto di pubalgia spero di essere d'aiuto...
tratto da www.albanesi.it
Pubalgia

Copyright by THEA 2004-2006

La pubalgia è una mioentesite che colpisce i punti di inserzione sull'osso pubico di diversi muscoli: adduttori, pettineo, piramidale, retti addominali, obliqui addominali, trasversi addominali. Viene provocata generalmente da un carico eccessivo nel corso dell'attività sportiva; colpisce soprattutto i calciatori.

Se si generalizza il termine, intendendo come pubalgia una qualunque sindrome dolorosa interessante la regione addomino-pubo-crurale, secondo Jarvinen è possibile identificare ben 72 cause di pubalgia (La pubalgia nel calciatore, F. Benazzo, F. Cuzzocrea, F. Mosconi, G. Zanon), non solo patologie tendinee, muscolari, ossee o articolari, ma anche patologie infettive, tumorali, borsiti, intrappolamenti nevosi ecc.

Per chi pratica la corsa, secondo la teoria, la pubalgia viene spesso provocata dal sovraccarico nei punti di inserzione degli adduttori, dovuto a:

a) attività su fondo irregolare

b) scarpe inadeguate

c) scarso equilibrio fra la muscolatura degli arti inferiori e quella addominale (condizione possibile in chi corre)

d) infortuni precedenti non ben recuperati

e) incremento quantitativo (o qualitativo) troppo rapido dei carichi d'allenamento.

In pratica la nostra statistica rileva che la pubalgia è un infortunio piuttosto raro al di fuori dei seguenti casi:

*

abbinamento corsa-calcio (soprattutto calcetto; incidenza: 45% dei casi di pubalgia)
*

sovrappeso in relazione alla distanza abitualmente percorsa (il runner non rispetta la distanza massima consigliata dal suo rapporto peso/altezza; incidenza: 30% dei casi di pubalgia)
*

allenamenti collinari frequenti con ritmi eccessivi in discesa (incidenza: 15% dei casi di pubalgia).

Pubalgia: sinfisi pubicaIl dolore colpisce la zona dell'inguine per estendersi alle zone circostanti e può portare all'interruzione dell'allenamento o della gara. Questa patologia può consentire comunque la prosecuzione dell'attività; è questo l'errore più grave che si può commettere. È necessario invece un periodo di stop di 20 gg. che serve (oltre a identificare la causa del problema e predisporsi a eliminarla alla ripresa) a risolvere i casi meno gravi e a evitare il degenerare della patologia verso quadri dove si rischia di avere problemi anche a camminare. Se il problema persiste dopo il periodo di stop, l'ortopedico con l'esame obbiettivo riscontra un forte dolore a livello inguinale alla pressopalpazione. Anche alcuni movimenti specifici degli adduttori provocano dolore. Il medico deve tenere conto del fatto che altre patologie possono presentare sintomi simili a quelli della pubalgia (ernie inguinali, patologie urologiche o ginecologiche, intrappolamenti nervosi) ed eventualmente valutare la possibilità di esami non ortopedici (erniografia, test della lidocaina ecc.). La radiografia (scintigrafia, risonanza o Tac) consente di individuare eventuali lesioni a livello dell'osso pubico, mentre l'ecografia rileva problemi alle strutture miotendinee.

In genere l'inefficacia del periodo di stop dà al medico le giuste indicazioni per comporre il cocktail di terapie di aggressione della pubalgia. Si deve precisare che la terapia conservativa è quella che dà i migliori risultati (stretching, potenziamento muscolare ecc.), anche se non è facile trovare abili riabilitatori che sappiano indicare il programma di cinesiterapia corretto.

L'efficacia di terapie fisiche quali litotritore, correnti laser, ipertermia non è scientificamente né statisticamente provata. In casi particolari e generalmente più gravi si può ricorrere all'intervento chirurgico.

La pubalgia del calciatore

di L. Melli - Copyright by THEA 2005



La pubalgia è uno degli infortuni da sovraccarico che colpiscono spesso i calciatori; il termine tecnico più corretto sarebbe quello di sindrome retto-adduttoria in quanto sono funzionalmente coinvolti gli addominali (retto, obliqui, trasversi), gli adduttori (brevi, lunghi e grandi adduttori) e/o altri muscoli del bacino (pettineo e piramidale). La maggior facilità con la quale si infortunano i calciatori sembra sia dovuto alla tipologia di gioco, fatta di azioni esplosive (scatti, salti, cambi di direzione, ecc.) che provocano un'elevatissima sollecitazione delle strutture osteotendinee della regione pubica.



Come tutte le patologie da sovraccarico, la causa scatenante è l'allenarsi (o giocare) in condizioni di affaticamento;



tra le altre condizioni che ne possono facilitarne l'insorgenza è opportuno ricordare:

1.

Scarso equilibrio tra i gruppi muscolari che si inseriscono nel pube (in particolar modo tra addominali ed adduttori).
2.

Maggior debolezza dei muscoli adduttori rispetto agli altri muscoli della coscia e del bacino.
3.

Iperlordosi e rigidità delle vertebre lombari.
4.

Soprappeso.
5.

Calzature inadatte e terreni troppo rigidi.
6.

Altri dimorfismi degli arti inferiori.

È da tenere in considerazione che con il termine sindrome retto-adduttoria si intende un'insieme di problemi vari con, in comune, il dolore localizzato principalmente nella regione pubica.

La diagnosi e il trattamento sono discusse nell'articolo della pubalgia; vista la grande difficoltà nel trattamento (in particolar modo quando raggiungono stadi molto dolorosi),



la tempestività è l'elemento principale per una risoluzione veloce e rapida di una sindrome retto-adduttoria.



Pubalgia del calciatore

Altro fatto importante, per i soggetti facilmente soggetti a questo tipo di problemi, è la prevenzione; molte volte però i giocatori (ai fini della prevenzione) si limitano solamente a posture che permettono di allungare gli adduttori. Questo tipo di comportamento ha 2 difetti principali:

1.

Queste posture sono esercizi di allungamento muscolare che, se fatti in maniera errata, possono condurre a tutti i problemi tipici dello stretching svolto in maniera scorretta.
2.

Si limitano alla prevenzione di una sola delle possibili cause della pubalgia, cioè la limitazione della flessibilità degli adduttori.

Da questi punti è possibile comprendere come la prevenzione delle sindromi-retto adduttorie, per la maggior parte dei giocatori a livello dilettantistico, sia inesistente.



Strategie di prevenzione per le sindromi retto-adduttorie

In base alle conoscenze attuali è difficile stabilire una linea di prevenzione che possa essere efficace per tutti, viste le diverse cause che possono dare origine alla pubalgia.

Il giocatore deve essere l'attore principale della prevenzione di questo infortunio;



deve avere il coraggio e il buon senso di fermarsi nel momento in cui insorgono i primi fastidi cercando di limitarsi a quelle attività che non evochino dolore o fastidio.



Se il fastidio persiste è necessario rivolgersi a personale competente prima che la situazione diventi grave e vengano compromessi mesi di allenamento.

Altre linee guida che possono, in alcuni casi, aiutare nella prevenzione della pubalgia sono:

1.

Effettuare periodicamente (almeno 2 volte alla settimana) un efficace potenziamento della muscolatura addominale; una volta alla settimana andrebbero potenziati anche gli ischio-crurali.
2.

Svolgere un continuo programma di allungamento della base posteriore del tronco (la zona lombare) e degli ischio-crurali preferendo, per questi ultimi, il metodo Wharton.
3.

Prestare particolare attenzione al riscaldamento prima di ogni seduta di allenamento e di ogni partita; questo, deve comprendere diverse andature (dopo almeno 8-10' di corsa lenta) come skip (corsa a ginocchia alte), corsa calciata dietro, adduzioni/abduzioni delle gambe, scivolamenti laterali, corsa laterale a gambe incrociate, galoppi laterali, ecc.
4.

Esercizi di propriocettività con pedane instabili (possibilmente a base larga) e in posizioni diverse; questi migliorano la sensibilità e il reclutamento dei muscoli stabilizzatori, compresi quelli coinvolti nelle sindromi retto-adduttorie. Gli esercizi per la propriocettività inoltre possono essere efficaci anche per la prevenzione delle lesioni al legamento crociato anteriore e delle distorsioni alla caviglia.
5.

Apprendere in maniera corretta le tecniche di stretching preferendo quello dinamico (non balistico); le posture andrebbero evitate (per i motivi prima esposti) prima dell'allenamento e in condizioni di affaticamento.

Strategie di prevenzione avanzate

Se le recidive sono frequenti, malgrado un corretto programma di prevenzione è consigliabile:

1.

Rivolgersi ad un posturologo, verificare eventuali paramorfismi o dimorfismi ed attuare eventuali correzioni.
2.

Attuare un programma di rafforzamento muscolare generale, con una particolare attenzione al potenziamento eccentrico degli adduttori. La funzionalità degli esercizi eccentrici è gia stata dimostrata per le tendinopatia al tendine d'Achille; l'utilità di questo metodo anche per la prevenzione della pubalgia nasce dal fatto che sembra che spesso la causa scatenante della pubalgia sia una distrazione muscolo-tendinea in prossimità dell'inserzione del pube. Queste esercitazioni eccentriche (affondi laterali, uso di elastici, ecc.) per gli adduttori (le cui modalità biomeccaniche sono ovviamente diverse da quelle della tendinopatia all'achilleo) devono comunque essere effettuate sotto la supervisione di personale esperto e qualificato.

Bibliografia



[1] Benazzo F, Cuzzocrea F, Mosconi M, Zanon G. La pubalgia del calciatore.

[2] Holmich P, Uhrskou P, Ulnits L, Kanstrup IL, Nielsen MB, Bjerg AM, Krogsgaard K. Effectiveness of active physical training as treatment for long-standing adductor-related groin pain in athletes: randomised trial. Lancet. 1999 Feb 6;353(9151):439-43.

[3] Niccolai R. Il diassetto del bacino e le sue complicanze. Notiziario del Settore Tecnico. 2004 N°6; 17-27.

Gli ischio-crurali del calciatore

di L. Melli - Copyright by THEA 2005



Gli ischio-crurali (posteriori della coscia) sono i muscoli più colpiti da lesioni muscolari durante il campionato; la casistica di questo tipo di infortunio [2] permette di comprendere alcuni meccanismi fondamentali:

1.

La maggior parte di questo tipo di lesione avviene durante la corsa; il 20% durante lo stretching!
2.

Le recidive a seguito di stiramenti ai posteriori della coscia sono le più frequenti e possono essere associate a piccole calcificazioni.
3.

È un infortunio da non-contatto, quindi la causa principale non sono gli scontri di gioco; questo fattore è importante perché indica come la prevenzione possa avere un ruolo fondamentale nel diminuire questo tipo di infortuni e le recidive.
4.

Gli ischio-crurali, rispetto ad altri muscoli utilizzati durante la corsa, sono quelli che per primi vanno incontro ad affaticamento.

Questi dati permettono di comprendere come sia importante la prevenzione, la riabilitazione e lo svolgimento dello stretching in maniera corretta per la salvaguardia dell'integrità di questi muscoli.



Gli ischio-cruraliDurante la corsa, nella fase finale della sospensione (vedi figura a fianco), gli ischio-crurali sono sottoposti a un'elevata sollecitazione eccentrica (cioè vengono allungati velocemente mentre si contraggono), mentre, appena il piede appoggia al suolo (cioè immediatamente dopo) passano immediatamente alla fase concentrica;





l'insieme di queste 2 fasi (molto brevi e successive) è considerato il momento critico per l'infortunio agli ischio-crurali.



In altre parole può essere considerata la fase di corsa lanciata alla massima velocità il momento più probabile nel quale possono verificarsi infortuni ai posteriori della coscia; la probabilità è maggiore se si è affaticati.

Durante la corsa in accelerazione la velocità è inferiore, per cui la probabilità di infortunio è minore. Altro caso in cui i posteriori della coscia sono molto sollecitati è il calcio al pallone, infatti, i giocatori che si lesionano gli ischio-crurali sentono fastidio anche nel calciare il pallone.

Tutte queste considerazioni permettono di trarre tre importanti conclusioni sia per gli allenatori che per i calciatori:

1.

È sconsigliato l'allenamento di velocità su distanze superiori ai 15-20 m (cioè con una fase lanciata impegnativa) quando si è affaticati!
2.

Dopo diverse ripetizioni alla massima velocità, per distanze superiori ai 15-20 m, sono sconsigliate esercitazioni che impegnano in maniera significativa la muscolatura degli ischio-crurali; in questi casi sarebbe da preferire il lavoro tecnico-tattico, il lavoro per la potenza aerobica o partitelle in campi di dimensioni ridotte.
3.

La prevenzione e la riabilitazione delle lesioni ai posteriori della coscia deve arrivare gradualmente a sollecitazioni eccentriche ad alte velocità, proprio per rinforzare la muscolatura nelle condizioni biomeccaniche più sfavorevoli che si incontrano durante la partita.

Esercitazioni per la prevenzione delle lesioni e le recidive agli ischio-crurali.

1.

Dalla posizione di partenza della figura 1 salire con il bacino come nella figura 2 e scendere nuovamente. I movimenti le prime volte devono essere lenti e controllati; si può cominciare da 5 serie da 20 ripetizioni con recupero di 1' tra le serie. Si può incrementare il numero di ripetizioni (aumentando anche la velocità dei movimenti) di 3 volte a seduta fino ad arrivare a 35, poi si passa all'esercizio successivo.



Esercizi per gli ischio-crurali
Esercizi per gli ischio-crurali
(figura 1) (figura 2)



2.

Stessa modalità dell'esercizio precedente, ma con l'utilizzo di una gamba alla volta; 5 serie da 15 ripetizioni per gamba con recupero di 45"-1' tra le serie; si parte sempre da movimenti lenti e controllati e con il passar delle settimane si aumenta il numero di ripetizioni (3 per ogni seduta) per serie e la velocità d'esecuzione; l'importante è utilizzare movimenti sempre molto ampi.

Quando farli

La pratica di queste esercitazioni è consigliata a tutti quei calciatori che soffrono frequentemente di stiramenti, contratture e affaticamenti agli ischio-crurali; non è consigliabile eseguirli in presenza di una lesione. Inizialmente è consigliabile svolgerli 2-3 volte la settimana stando attenti a non eseguirli con i muscoli affaticati da un allenamento, da una partita e dalle precedenti esercitazioni.

Quando si riescono a effettuare 30-40 ripetizioni con una sola gamba (esercizio 2) si può passare al mantenimento limitandosi a una volta a settimana, ma senza più incrementare il numero delle ripetizioni.



Riscaldamento ed esercizi complementari

Il riscaldamento va effettuato in maniera meticolosa; 8-10' di lavoro aerobico di intensità progressiva (corsetta, cyclette, salire/scendere le scale, ecc.), un po' di mobilità articolare (evitando lo stretching statico), qualche balzo sul posto o qualche allungo e si può iniziare; è consigliabile effettuare una prima serie (non includendola nelle 5 dell'esercitazione) con un basso numero di ripetizioni.

Esercizi complementari importanti sono quelli di potenziamento per gli addominali; in abbinamento a questi, è possibile fare facoltativamente anche affondi sagittali su una gamba, piegamenti sulle braccia e saltelli a gambe tese.

La biomeccanica dei posteriori della coscia è discussa nell'Area Rossa; per il calciatore è importante aggiungere che la linea di azione di questi muscoli (nei confronti del ginocchio), è parallela a quella del crociato anteriore [1]. Ciò può favorire la protezione di un legamento (proprio il crociato anteriore del ginocchio) che se rotto, necessita di diversi mesi di riabilitazione dopo l'intervento.

sabato 11 novembre 2006

I tre dell'operazione drago


L'unico che ha cercato di rendere i combattimenti reali nei film, dopo di lui solo Jet Lee e Tony Jaa ci hanno provato.

Per me è il suo miglior film ecco la recensione:

Testamento spirituale di Bruce Lee e suo riconosciuto capolavoro, il film, ultimo girato dall'artista, è espressione completa del suo spirito. Le coreografie dei combattimenti, curate dallo stesso protagonista, danno vita a scene uniche, punto di riferimento e di partenza, oltre che di sicura ispirazione, per l'intero filone e non solo. Definire l'opera "film di arti marziali" è riduttivo: il titolo è infatti un mix tra spy story e classico film di arti marziali e il fatto che si cerchi, con esiti apprezzabili, di dare basi credibili alla storia è un passo avanti rispetto al passato, dove i pretesti per le scazzottate erano molto meno curati a livello di concept. Il re del kung fu risulta convincente anche al di là delle scene di lotta, dimostrando una personalissima espressività.
Lee, campione di arti marziali, viene ingaggiato dai servizi segreti americani per sgominare un rigoglioso traffico di stupefacenti che ha come epicentro un'isola, di proprietà privata, sulla quale ogni anno si svolge un torneo di arti marziali. Sotto copertura come atleta, la letale spia si darà da fare per smascherare l'attività criminale e troverà la collaborazione di altri due partecipanti al torneo.
La pellicola ha il grande pregio di rimanere nel complesso attuale e godibile anche a tanti anni di distanza dalla sua produzione. Nota dolente della versione italiana il doppiaggio, a tratti indisponente. L'ultima parte è una sorta di film nel film (da 5 stellette): una morte del cigno con cui Bruce Lee conquista l'immortalità davanti allo spettatore ipnotizzato.




venerdì 3 novembre 2006

notizie sul blog

Sto ripubblicando i post precedenti aggiungendo le foto e i video.
Grazie per la pazienza...




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lunedì 23 ottobre 2006

il migliore secondo di sempre: Scottie Pippen


Dopo 6 titoli, memorabili con i Chicago Bulls, 2 medaglie d’oro alle Olimpiadi, 7 presenze all’All Star Game e 10 nominations per il miglior quintetto difensivo. Nonché l’inclusione nei 50 migliori giocatori di ogni epoca.
Il miglior secondo violino di sempre: con questa definizione, noi tutti siamo pronti a registrarlo nei nostri files mentali.

Pippen è stato per anni la fedele spalla di Michael Jordan, un giocatore di una universalità straordinaria, in grado di segnare, di organizzare meglio di Michael il gioco della sua squadra e di intuizioni difensive al limite del soprannaturale.

Il destino ci ha messo del suo: durante le finali del ’98, sul 3-1 per i Bulls, in molti ci chiedevamo chi sarebbe stato l’Mvp. Mai come in quella finale, Scottie si era avvicinato al livello di sua maestà Jordan. Per certi versi lo aveva soverchiato con il suo gioco a 360°. Una sciagurata gara5, persa dai rossoneri, con percentuali di tiro minime, la successiva eroica prova di Michael al Delta Center, con Scottie a fare avanti e indietro dall’infermeria, ristabilì a pieno le “gerarchie”.

La seconda parte della carriera dell’ex Central Arkansas ha rafforzato questa etichetta: una sola stagione, non brillantissima, a Houston, passata a dare il pallone in area ai senatori Hakeem e Barkley, conclusa con le famose accuse di “eccessiva pinguedine” rivolte a quest’ultimo.

E poi la campagna di Portland, dove è arrivato ad un centimetro dal titolo. E’ opinione comune che, se Portland non avesse buttato via il quarto periodo di gara7 allo Staples Center, i Blazers avrebbero poi vinto il titolo con Indiana. Invece Wallace fece 1-8. Bryant mise un tiro incredibile con la mano di Pippen in faccia. E nacque la dinastia dei Lakers.

Quella sera, in sala stampa, il giocatore cercò di spiegare il disastro, con la sua voce nasale e da baritono, quasi innaturale: gli occhi persi nel vuoto, forse per nascondere la sua incredulità, di fronte a quello che aveva visto. L’ultima, reale possibilità di vincere il titolo era sfumata.

Eppure Scottie aveva dato vita all’ennesima memorabile danza difensiva: dovendosi occupare di Harper, suo ex compagno, ritenuto poco pericoloso, Pippen raddoppiò costantemente Shaq, contribuendo insieme a Sabonis a non farlo ricevere, isolandolo completamente dall’attacco gialloviola.

All’eliminazione di Portland in molti gongolarono: Scottie nella Nba si è fatto pochi amici. E non ha certo provato a mostrare il suo lato migliore. Di Charles Barkley abbiamo detto. Jerry Crause per anni fu insultato per via delle dispute contrattuali.

Figlio di una famiglia poverissima, Scottie sviluppò una reale idiosincrasia per il contratto a lungo termine che, ad inizio carriera, firmò per avere un avvenire economico sicuro. In realtà per questo, per anni fu sottopagato in maniera imbarazzante rispetto al suo reale valore. Proprio i Bulls, però, alla fine lo ricompensarono con il contratto sign™ che gli portò 67milioni di dollari, prima di andare a Houston.

Anche nell’Oregon non mancarono parole di fuoco contro la dirigenza, colpevole secondo l’ala, di aver sacrificato Jermaine O’Neal per Shawn Kemp. Nel momento in cui le cose cominciarono ad andare male, Pippen mostrò l’altra faccia. Quella di un giocatore psicologicamente ondivago, non in grado di assumere la guida di una squadra.

Portland avrebbe avuto bisogno di leadership e carisma per instradare Rasheed Wallace. Pippen preferì un atteggiamento di sdegno progressivo. Per la cessione di Steve Smith, per il playmakin di Stoudamire. Questi atteggiamenti negativi si erano visti anche nella città del vento, nell’anno e mezzo dedicato da Jordan al baseball: tutti ricordano la sedia scaraventata in campo, con rabbia.

E lo sciopero bianco, negli ultimi secondi di una partita di playoffs contro New York. Phil Jackson aveva assegnato l’ultimo tiro, della possibile vittoria a Toni Kukoc, lo storico bersaglio delle frustrazioni di “Da Pip”.

Ci piace invece ricordarlo nelle finale del ’97 e del ’98 contro Utah: la sua interpretazione della difesa sul pick n roll, venendo come terzo uomo, rimane la cosa più incredibile che si sia vista, difensivamente negli ultimi anni.

Pippen si ferma con il secondo posto fra i marcatori dei Bulls, 15.123 punti sui 18.940 totali. Secondo per partite giocate nei playoffs con 208: solo Kareem Abdul Jabbar con 232 ha fatto meglio. Pippen è anche 23° assoluto negli assist con 6.153 e terzo rimbalzista della storia di Chicago con 5263 palloni catturati. E’ invece primo per tiri da tre segnati: 644 su 2011. Numeri, che da soli non bastano a inquadrare la completezza del giocatore, ma che ne danno un’idea.

Rimane l’emozione per aver visto sul campo un airone meraviglioso, in grado di fare tutto e di esprimere un’increbibile eleganza in ogni sua azione.

La sua immagine più bella: gara5 a Salt Lake City nel ’97. Bulls in difficoltà sotto in doppia cifra e con Jordan debilitato. Pippen parte in palleggio da sinistra verso il centro, batte il difensore diretto e piazza una violenta “tomawack dunk”, schiacciata ad una mano, la destra, sull’aiuto di Karl Malone.

Ciao Scottie, grazie di tutto.




FRANCESCO DE GREGORI


Ma uno che scrive ""Era mattina presto, mi chiamano alla finestra
mi dicono: "Francesco, ti vogliono ammazzare".
Io domando "chi"? Loro fanno "cosa"?
Insomma prendo tutto e come San Giuseppe,
mi trovo a rotolare per le scale,
cercando un altro Egitto."" oppure ""Ieri, ho incontrato la mia formica,
mi ha detto che, sono pazzo.io, con occhiaie profonde e un principio di
intossicazione. ""E credo che fu in quel preciso momento che venne da molto
lontano un ricordo qualcosa di simile a un pianto di madri e due angeli
vestiti di bianco scesero con aria stupita e il vuoto nel cuore e aprimmo al
pianto le finestre del dolore."" è normale?
Francesco De Gregori è un visionario della poesia, la poesia non è morta è
semplicemente stata musicata e questo disco ne è la prova,in più potete
ascoltare la voce del maestro come era nel '74 cioè giovane e cristallina.
Alle tastiere un ipnotico Antonello Venditti.

martedì 17 ottobre 2006

GIANMARCO POZZECCO


Colonia,Germania 4 agosto 2004 ore 20 io incollato allo schermo non ci credo:
tutto quello in cui ho creduto finora sta andando a farsi fottere: Basile,Galanda e soprattutto lui la "mosca atomica" stanno umiliando gli americani. L'Italia del basket affronta gli USA in una amichevole ma il dream team non è a stelle e strisce ma azzurro e Pozzecco mette paura mette pauraaa!!
Alla fine vinciamo 95-78 io non capisco più niente prendo la macchina la bandiera dell'Italia
Grido Pozzecco Pozzecco!!!! Un mio amico vedendomi mi raggiunge con la moto
e mi ferma:
>>a via Lazio c'è la Stradale e promettimi che non devi più bere...

Ritornando a Gianmarco Pozzecco nasce a Gorizia il 15 settembre 1972.

Debutta tra i grandi del basket italiano nel 1991 in B1 con la Pallacanestro
Udine e nel 1993 passa alla Libertas Livorno dove gioca una stagione.
Viene quindi ceduto alla Pallacanestro Varese che diviene la sua unica grande
squadra, vincendo nel 1999 lo scudetto e subito dopo la Supercoppa Italiana.
Nelle stagioni 2002/03 e 2003/04 gioca invece a Bologna mentre nel 2005 tenta
l'avventura in Russia, a Mosca, firmando un contratto annuale con il Khimky
rinnovato la stagione successiva.

Entra in Nazionale nel 1997 e partecipa all' All Star Game Italiano del
'98/99 e '00/01 e nel McDonald's Championship del 1999.

Il Poz è di statura piccola per un cestista (solo 1,81) ma grazie alla
sua grinta ed alla sua velocità riesce a penetrare in area e segnare, è
infatti un playmaker realizzatore. Nella difesa uno a uno è molto difficile
tenergli testa e nei tiri da tre punti è micidiale.

Il Poz è famoso per le sue stravaganze che nascono dal voler vincere a tutti
i costi; dona alla partita il 100% di se stesso ma questo spesso lo induce a
forzare e lo pone di fronte a scelte di gioco discutibili che fanno impazzire
i suoi compagni di squadra ed il suo allenatore.
La sua imprevedibilità è un problema tanto per gli avversari quanto per la
squadra ma poco conta tutto questo quando Gianmarco può così vincere da solo
una partita.
Per me sarà sempre colui che ci ha fatto vincere per la prima volta gli USA.