sabato 12 luglio 2008

PARKOUR A POTENZA

Questa città è diventata una periferia soffocata dal cemento e dal degrado dove c'è questo nasce un virus: il Parkour.
Voglio vedere traceur in giro per Potenza.
Vediamo se siamo un pò di persone che lo vorrebbero fare.
Nei commenti scrivete così per esempio:
''QUOTO by Michele Poggio Tre galli''
''QUOTO by Marco Macchia Romana''
''QUOTO' by Silvia Rione Mancusi''
ecc...

Vediamo quanti ne siamo


giovedì 10 luglio 2008

Ottenere acqua dal gesso presente nel deserto


Da una rubrica del Corriere della Sera:

Un deserto d'acqua è nascosto tra i granelli di sabbia. Se finora l'unica risorsa idrica del deserto conosciuta era quella sotterranea, salata e di cattiva qualità, uno studio dell'Holland Innovation Team rivela che ce n'è almeno un altra: il gesso.
Un minerale che nelle zone desertiche è presente in grandi quantità (si parla di miliardi di metri cubi) e che, oppurtunamente utilizzato, può dare risultati inimmaginabili: miliardi di litri d'acqua da bere.
In effetti, il gesso non è altro che solfato di calcio biidrato, il che vuol dire che per ogni unità di solfato di calcio ci sono due molecole d'acqua.Ossia, che il 20% del gesso è, in pratica, acqua.
Per estrarla non occorre altro che una temperatura intorno ai 100 gradi celsius.
Il calore scinde infatti le molecole di gesso, trasformandolo in bassanite (la parte non idrata) e acqua.
Gli scienziati dell'Hit lavorano a questo progetto fin dal 1987, fermamente convinti che la disidratazione dei depositi di gesso possa risolvere i problemi idrici in molte zone aride, fornendo acqua sia per irrigare, sia da bere. I risultati sono pubblicati sull'International Journal of global Enviromental Issues 2008.

Il Gesso è una roccia sedimentaria di origine chimica, appartenente alla classe delle evaporiti, formata prevalentemente dall'omonimo minerale, sotto forma di solfato di calcio biidrato (CaSO4 · 2H2O), con piccole quantità di argilla.

Il gesso deriva dalla trasformazione per evaporazione di sali marini quali l’anidrite (salgemma), calcite ed aragonite.

Le rocce di gesso si presentano solitamente in formazioni ben stratificate con inserti di argille, spesso con formazione di cristalli grossolani detti selenite.


fonte:
http://www.inderscience.com/search/index.php?action=record&rec_id=18642&prevQuery=&ps=10&m=or

sabato 5 luglio 2008

Il blog ha un canale youtube

Il blog ha un canale youtube http://www.youtube.com/user/pandemonio748
per video inerenti la Lucania, energia, e altro




Il treno che non si ferma per non sprecare energia.

In Basilicata siamo già abituati a treni che non si fermano.....
Un inventore taiwanese crede di poter implementare un progetto di un treno che non si ferma per risparmiare energia. Inutile dire come funziona lo capirete guardando il video.




Lucano sostituisci le lampadine di casa e inizia a risparmiare!!!


In un anno, secondo l'uso che se ne fa, si ripaga l'investimento e poi si risparmia.
Quindi cambiate le lampadine di casa.
Ecco un efficace simulatore della OSRAM.
cliccate sul link.
link
Ho intenzione di fare una recensione di qualche marca di lampadine a risparmio energetico
Stay tuned.

giovedì 3 luglio 2008

Robin Tax contro la Basilicata

La Robin Tax, la tassa sui prodotti petroliferi che agisce sul peso dei diritti di estrazione, penalizza la Basilicata perchè aumenta il peso delle royalties a favore dello Stato. Ad affermarlo è stato, oggi, il Presidente della Regione, Vito De Filippo (PD), nel corso di una riunione della Conferenza delle Regioni. "Sarebbe ingiusto- ha affermato De Filippo- che le nuove royalties sull'estrazione del petrolio della Basilicata prendano soltanto la strada dello Stato. Oggi siamo la regione che contribuisce con circa il 74% alla produzione nazionale di petrolio, tuttavia da quest'attività la Basilicata riesce ad incassare soltanto il 6% di un totale che si aggira ogni anno intorno ai 70 milioni di euro. Nel calcolo che noi facciamo sul prezzo attuale del petrolio - ha spiegato De Filippo - lo Stato incasserebbe il 19%: una sproporzione, in una fase in cui si parla di federalismo". De Filippo ha chiesto la modifica dell'articolo 81 della Robin Tax ed i presidenti delle Regioni hanno aderito alla sua proposta, approvando, come Conferenza, un documento che contiene anche la richiesta di operare una perequazione delle royalties tra Stato e Regione Basilicata. "Sono certo che il Governo nazionale rivedrà la propria posizione sulle royalties del petrolio- ha affermato De Filippo- che non solo alla Basilicata, ma a tutte le Regioni è sembrata assolutamente fuori da ogni logica di rapporti istituzionali".




martedì 1 luglio 2008

Un esempio per i comuni lucani: Varese Ligure

Il comune di Varese Ligure (La Spezia) ha ricevuto a Berlino, nel corso della conferenza europea sull'Energia Rinnovabile, il premio “The best 100% Communities Renewable Energy Partnesrship Rural Communities”, indetto dall'UE, come “migliore comunità rurale dell'UE per aver attuato il progetto più completo ed originale di sviluppo sostenibile”. Perché?
Come ha fatto Varese Ligure, un comune con appena 2.400 abitanti, a vincere l’ambito premio ed a proporsi, pur con profonde differenze, come la “Friburgo italiana”?
Tutto nacque dalla cocciutaggine di un sindaco, Maurizio Caranza, che si prefisse di raggiungere l’autosufficienza energetica nel suo Comune. Sfidando quintali di carte bollate e l’ostilità dei detrattori – “Italia Nostra” cercò di bloccare il progetto affermando che “si rovinava il prato”– riuscì ad installare due aerogeneratori da 750 KW di potenza di picco ciascuno, per una potenza totale installata di 1,5 MW. La bella notizia riguarda anche il bilancio comunale: “Solo con l'eolico – precisa il sindaco – abbiamo guadagnato 30.000 euro l'anno, grazie all’accordo con l'azienda pubblica ACAM che gestisce l'impianto”.
Oggi, il nuovo sindaco, Michela Marcone, continua l’opera e sono stati installati altri due aerogeneratori. Complessivamente, il “campo eolico” di Varese Ligure produce ogni anno 6,5 GW/h, che equivalgono all’energia prodotta da 1.600 t di petrolio e portano ad un risparmio annuo di 4.680 t d’anidride carbonica. Un sistema fotovoltaico, inoltre, produce altri 23.000 KW/h.
Visti i risultati, a Varese Ligure stanno cercando altre fonti per produrre energie alternative: l’appetito vien mangiando!
La strategia energetica degli amministratori di Varese Ligure ha condotto a considerare tutte le possibili fonti, acqua, sole e vento. È stata installata una turbina sulla conduttura dell’acquedotto, che ha una caduta di 120 metri ed una portata di 8.3 litri/secondo, la quale aziona un alternatore e produce circa 20 MW/h l’anno. Si realizzerà a breve un progetto sul torrente Carovana, con due turbine che produrranno circa 1390 MW/h annui.
Insomma, a Varese Ligure si sono semplicemente guardati attorno ed hanno osservato che l’energia fluiva vicino a loro: bastava raccoglierla.

Una tavola ben imbandita dovrebbe mettere tutti d’accordo
L’aspetto che forse colpirà di più sono quei 30.000 euro l’anno che il comune incassa dagli aerogeneratori: vera e propria manna, visti gli attuali “chiari di luna”. Non c’è nessun trucco: produrre energia naturale è un affare!
Quanto costa produrre un MW/h con il sistema eolico? Il valore comunemente accettato è di circa 35 euro: vediamo da dove nasce questa stima. Il costo d’acquisto, installazione e manutenzione è stimato all’incirca in 1 milione di euro per MW di potenza di picco installata. Un aerogeneratore con potenza di picco di 1 MW costa quindi un milione di euro e produce (in condizioni ottimali) 1 MW/h. Le “condizioni ottimali”, ovviamente, variano da luogo a luogo, e per l’Italia si assume in 1051 ore/anno il periodo di produzione alla massima potenza (ossia alla potenza di picco). Un aerogeneratore da 1 MW fornirà quindi, in un anno, 1051 MW/h al costo di 36.785 euro. Questi 36.785 euro annui – in venticinque anni – assommano a 919.625 euro: pressappoco il milione di euro del quale parlavamo poc’anzi. Ovviamente non è possibile essere più precisi in questa analisi, giacché se s’installano più aerogeneratori in uno stesso sito – e di maggiore potenza specifica – il rendimento sale e i costi scendono.
Quanto costano le altre fonti? I costi di produzione di un MW/h con i tradizionali metodi – termoelettrico, idroelettrico e nucleare – sono di circa 45 euro/MW/h per il carbone, 60-70 per gas e petrolio, 60 per il nucleare e 80 per l’idroelettrico.
Quanto viene pagata l’energia ai fornitori? Dipende dalla cosiddetta “Borsa Elettrica”, la quale altro non è che un mercato dove i prezzi variano al variare della domanda, ora dopo ora. Se di notte si raggiunge il minimo di richiesta (e di prezzo) – circa 30 euro a MW/h – nelle ore di punta diurne si raggiungono i 150 euro/MW/h. Operando una media approssimativa, un aerogeneratore produce a 35 euro e vende a 70-80: ecco dove nasce la convenienza!
Un impianto di 1 MW di picco, che funzioni 1051 ore/anno, fornisce un ricavo di 31.530 euro. Come si potrà notare, sono cifre pienamente in linea con quelle sperimentate a Varese Ligure: da una zona all’altra potranno cambiare la velocità e l’intensità del vento – ed i ricavi potranno essere maggiori o minori – ma la convenienza economica c’è, eccome!
E se un comune decidesse d’impiantare un campo eolico più esteso – con aerogeneratori di maggior potenza – e raggiungesse una produzione pari a 10 volte quella di Varese Ligure? Non è una chimera: si tratterebbe soltanto di una decina di mulini un po’ più grandi.
Beh, le cose cambierebbero, e di molto. Il comune incasserebbe annualmente cifre intorno ai 300-400 mila euro. A cosa corrispondono simili introiti?
1. all’acquisto di 10 scuolabus;
2. a fornire a 100 famiglie in difficoltà un sussidio di 350 euro mensili per un intero anno;
3. alla costruzione di una palazzina d’edilizia popolare;
4. al costo di 10 dipendenti;
5. alla costruzione di una piscina;
6. al restauro di una residenza d’interesse storico;
Come si può notare, sono cifre di tutto rispetto: il piano varato dal precedente governo (e mai realizzato) prevedeva l’installazione di 13.000 aerogeneratori sul territorio. Sembrerebbe un’invasione, ma così non è: quelle migliaia di mulini, nei 300.000 Km2 dell’Italia – semplicemente – si perderebbero. Inoltre, le nuove tendenze sembrano guardare alle installazioni off-shore, ossia in prossimità delle coste: non s’invade territorio e, in mare, s’ottengono migliori rese, giacché il vento è più costante.

Chi rema contro?
Attualmente, alcune regioni hanno varato piani eolici regionali ma – come ricordavamo – le difficoltà burocratiche e le contrapposizioni politiche provocano ritardi e blocchi dei progetti.
Stupisce osservare che un ex Ministro dell’Ambiente – Carlo Ripa di Meana, presidente di “Italia Nostra” – sia fra gli alfieri della lotta contro gli aerogeneratori: anche l’attuale ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, però, è abbastanza “freddo” sull’argomento e tende a privilegiare l’energia solare. Perché? Poiché – inutile nascondersi dietro ad un dito – sono in gioco interessi enormi: tanti, tantissimi soldi.
Se si concede ai Comuni d’installare e di gestire gli impianti, quei soldi finiscono nei bilanci comunali ed è più facile, per i cittadini, controllarne gli usi. I grandi sistemi, invece, sfuggono totalmente al controllo di chicchessia: chi è in grado di verificare i bilanci di ENEL ed ENI?
Parecchi, recenti sondaggi indicano che il problema energetico/ambientale è il più avvertito dagli italiani: percentuali “bulgare” di cittadini (70-80%) chiedono che s’intervenga. Il silenzio, sul fronte politico, è assordante. Sarà anche per questa ragione che gli italiani, con le stesse percentuali, si dicono totalmente insoddisfatti della classe politica?

fonte:http://www.ilconsapevole.it/articolo.php?id=8613